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	<title>Bimbi &#187; Salute e Alimentazione neonato</title>
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	<description>Informazioni, strumenti e consigli per mamma e papà</description>
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		<title>Naso chiuso neonati, rimedi</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2016 11:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione neonato]]></category>
		<category><![CDATA[lavaggio nasale neonato]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Come tutte le mamme sanno, il lavaggio del naso del neonato entra a pieno titolo tra i riti quotidiani al pari dell&#8217;allattamento, il cambio del pannolino e il bagnetto. Il naso chiuso nei neonati è abbastanza comune, specie nel primo periodo di vita quando ancora il piccolo non può soffiarsi il naso, in questi casi è necessario che un adulto provveda ad aiutarlo a</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutte le mamme sanno, il <strong>lavaggio del naso del neonato</strong> entra a pieno titolo tra i riti quotidiani al pari dell&#8217;allattamento, il cambio del pannolino e il bagnetto.<br />
Il naso chiuso nei neonati è abbastanza comune, specie nel primo periodo di vita quando ancora il piccolo non può soffiarsi il naso, in questi casi è necessario che un adulto provveda ad aiutarlo a liberarsi del muco in eccesso con aspiratori e soluzioni saline. Questa igiene gli consentirà di mantenere una respirazione normale e di evitare infiammazioni delle vie respiratorie come le fastidiose otiti e sinusidi.<br />
Mantenere il nasino libero è indispensabile anche perchè ha delle ricadute dirette sull&#8217;alimentazione e il sonno del neonato che come sappiamo sono cruciali nei primi mesi di vita.</p>
<p>La pediatra in presenza di naso chiuso nei neonati suggerisce l&#8217;utilizzo di acqua fisiologica o soluzioni saline per fluidificare il muco tramite lavaggio nasale e un aspiratore per far fuoriuscire ed eliminare le secrezioni nasali.</p>
<h3>Soluzioni saline</h3>
<p>Ne esistono di due tipi: la <strong>soluzione isotonica</strong> a bassa concentrazione di sali mentre la <strong>soluzione ipertonica</strong> ad alta concentrazione di sali.<br />
La isotonica per la sua composizione è ideale per la pulizia quotidiana del naso, la soluzione ipertonica in più è indicata come decongestionante del naso.<br />
In commercio esistono diverse aziende che offrono kit già completi di fiale isotoniche e ipertoniche e aspiratore nasale, si differenziano tra di loro per la quantità di minerali e oligoelementi contenute nella soluzione: dalla semplice acqua con aggiunta di sale, all&#8217;acqua di mare diluita fino al cosiddetto siero di mare che contiene la maggiore concentrazione di minerali e oligoelementi.<br />
E&#8217; possibile preparare la soluzione fisiologica anche a casa servendosi di acqua e sale nelle giuste proporzioni, di un bicchiere e di una siringa (senza ago ovviamente). Assicurandosi che l&#8217;acqua sia pura e chiedere al proprio pediatra maggiori informazioni sulla quantità di di sale da diluire in acqua nel caso si voglia ottenere una soluzione isotonica o ipertonica.<br />
La soluzione <em>fai da te </em>un processo meno pratico rispetto ai flaconcini già pronti ma può essere un&#8217;alternativa per chi vuole affidarsi a <strong>rimedi naturali per la pulizia del naso</strong> del neonato.</p>
<h3>Lavaggio del naso del neonato</h3>
<p>L&#8217;operazione di lavaggio del nasino richiede semplici passaggi ma richiede che venga effettuata garantendo la sicurezza del bambino.</p>
<ol>
<li>Su di un piano orizzontale e al sicuro da cadute adagiare il bambino tenendolo con la testa reclinata all&#8217;indietro (più bassa rispetto alle braccia e al corpo).</li>
<li>Introdurre il beccuccio del della soluzione in una narice e premere il flaconcino delicatamente, ripetere l&#8217;operazione con l&#8217;altra narice</li>
<li>Aspirare le secrezioni nasali e il liquido in eccesso servendosi di un aspiratore nasale e asciugare il naso.</li>
</ol>
<h3>Consigli</h3>
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno e a causa del riscaldamento l&#8217;umidificazione degli ambienti può venire compromessa risultando in aria troppo secca per i bambini. È bene tenerne conto e garantire un grado di umidità intorno al 50%.<br />
Un ulteriore consiglio, anche se potrebbe risultare scontato, è quello di tenere il neonato o il bambino lontano dal fumo di sigarette e affini in quanto hanno un impatto molto negativo sulle vie respiratorie e non solo.</p>
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		<title>Coppie in crisi dopo il primo figlio: cosa fare?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2014 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione neonato]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi dopo nascita primo figlio]]></category>
		<category><![CDATA[crisi post-nascita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La nascita di un bambino è sicuramente un evento importante all’interno della coppia e a volte anche sconvolgente. Cambiano i ruoli, il modo di relazionarsi con il partner e con il mondo esterno, ma soprattutto subentra una nuova responsabilità e anche piuttosto gravosa: quella di prendersi cura di un esserino totalmente dipendente dai genitori. Per i soggetti con un buon equilibrio psicofisico e una</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> nascita di un bambino</strong> è sicuramente un evento importante all’interno della coppia e a volte anche sconvolgente. Cambiano i ruoli, il modo di relazionarsi con il partner e con il mondo esterno, ma soprattutto subentra una nuova responsabilità e anche piuttosto gravosa: quella di prendersi cura di un esserino totalmente dipendente dai genitori.</p>
<p>Per i soggetti con un buon equilibrio psicofisico e una maturità affettiva già consolidata, la nascita del primo figlio rappresenta quasi sempre un evento gioioso e ricco di novità, certamente faticoso e stressante, ma non<strong> motivo di crisi</strong> e di allontanamento tra i due <strong>partner</strong>.</p>
<p>Cosa succede, invece, quando mamma e papà si perdono di vista o si allontanano perché troppo assorbiti dalle esigenze e dai vagiti del loro piccolo? La risposta è semplice: la coppia rischia di entrare in crisi. In realtà, e vogliamo che questo concetto sia ben chiaro, <strong>un figlio non è mai causa di crisi,</strong> conflitto o separazione tra i coniugi. Trasmettere al bambino questo messaggio significa condannarlo ad un percorso di crescita tormentato e pieno di sensi di colpa.</p>
<p>Se siete entrati in crisi dopo la nascita del vostro bambino è invece probabile che i <strong>motivi di conflitto</strong> fossero<strong> già presenti nella</strong> vostra <strong>coppia</strong> ancor prima del concepimento del bebé. Le coppie più vulnerabili alle cosiddette “crisi post-nascita” sono quelle che non hanno ancora raggiunto una piena maturità affettiva o quelle che sono troppo insicure e legate alla propria famiglia d’origine.</p>
<p>I motivi di crisi, dunque, già latenti all’interno della coppia, possono venire innescati e scatenati proprio dalla nascita. Senza figli, infatti, le coppie immature riescono a nascondere molto bene le loro insicurezze e difficoltà. La nascita del bambino, invece, ha il potere di rompere gli schemi infantili a cui la coppia immatura resta saldamente ancorata. Quali sono i <strong>segnali della crisi di coppia</strong> dopo la nascita del bambino? Sono pochi ma eclatanti: la mamma troppo attaccata al suo bimbo e troppo distratta nei confronti del marito. Nella coppia in crisi, in pratica, la donna tende a fare &#8220;coppia fissa&#8221; con il proprio bambino, escludendo il compagno dalla relazione.</p>
<p>Il <strong>senso di emarginazione </strong>percepito dall’uomo può indurlo a sviluppare una frustrazione che tende ad allontanarlo sia dalla moglie che dal proprio figlio. Quest’ultimo può addirittura essere percepito come un intruso dal proprio padre. Altro segnale di crisi post-nascita: la perdita della vita sessuale con il proprio compagno. Alcune donne, infatti, dopo il parto, si negano per mesi al loro partner. E’ inutile dire che l’assenza prolungata di rapporti sessuali nella coppia può innescare altre conseguenze disastrose, come il <strong>tradimento</strong>.</p>
<p>In alcuni casi, la moglie tradita chiede la<strong> separazione</strong> al marito ed ecco che la coppia si ritrova separata e divorziata pur avendo ancora un bambino piccolo da crescere. Questa eventualità, al giorno d’oggi, non è poi così rara. Prima che la crisi di coppia diventi irreparabile, si può e si deve comunque tentare il tutto e per tutto pur di salvare il matrimonio e la famiglia.</p>
<p>Intanto, le neo mamme devono imparare a<strong> delegare la gestione del bambino ai nonni</strong> o ad altre figure parentali di riferimento. In tal modo, possono recuperare le forze per dedicarsi maggiormente al proprio compagno. Quando possibile, i neo genitori possono anche programmare un week end da soli e senza il loro bambino, per recuperare un po’ di romanticismo e di sentimento.</p>
<p>Se il conflitto non si risolve, <strong>chiedete aiuto </strong>e rivolgetevi<strong> a persone in grado di saper ascoltare e consigliare.</strong> Molto utili in tal senso cono i centri di ascolto o i gruppi famiglia istituiti all’interno delle comunità parrocchiali. In caso di crisi di coppia persistente bisogna anche rivolgersi a uno specialista per ottenere una <a href="http://www.consulenzapsicologica.net" title="Consulenza psicologica coppie in crisi" target="_blank">consulenza psicologica mirata</a>.</p>
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		<title>Capire i pianti del nostro bebé</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 08:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sono tante le mamme che sentono piangere ininterrottamente il loro bebé. Il pianto può protrarsi per ore, giorni e persino mesi senza che sia semplice capire perché il bambino strilli sia di giorno che di notte. Nei neonati, però, il pianto non è quasi mai un problema o un sintomo preoccupante, ma solo una semplice modalità di comunicazione con gli altri e il mondo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tante le mamme che sentono piangere ininterrottamente il loro bebé. Il pianto può protrarsi per ore, giorni e persino mesi senza che sia semplice capire perché il bambino strilli sia di giorno che di notte. Nei <strong>neonati</strong>, però, il <strong>pianto</strong> non è quasi mai un problema o un sintomo preoccupante, ma solo una semplice modalità di comunicazione con gli altri e il mondo esterno. Un bimbo molto piccolo, infatti, non ha dalla sua molti strumenti di comunicazione: non può parlare e quindi esprimere i propri bisogni e sentimenti. Il pianto, dunque, diventa l’unica<strong> forma di comunicazione</strong> con i genitori.</p>
<p>Prima di lasciarsi prendere dal panico, specie se si è genitori per la prima volta, bisogna imparare a capire i momenti della giornata in cui il bimbo inizia a piangere. Di solito, il pianto si verifica quando il piccolo ha <strong>fame o sonno</strong>, oppure quando avverte una colica oppure quando si annoia. La soluzione al pianto esiste sempre, anche quando sembra impossibile fermare quelle ininterrotte crisi di pianto notturno o diurno. Il pianto può essere certamente stressante per i genitori, ma per il bambino molto piccolo, lo ribadiamo, è l’unico modo per farsi sentire e per affermare i propri bisogni ed esigenze.</p>
<p>Calmare un bimbo quando ha fame è semplice: basta fornirgli la <strong>poppata nel giusto orario</strong> ed il gioco è fatto. Anche il pianto causato dal sonno può essere facilmente gestito. Basta prendere il bimbo in braccio e cantargli una <strong>ninna nanna</strong> per estinguere la crisi di pianto alle prime avvisaglie. Molti genitori si chiedono anche perché un bimbo pianga prima di addormentarsi. In realtà non è poi così strano che il piccolo strilli prima di andare a nanna. Anche il pianto che anticipa il sonno serve a comunicare qualcosa ai genitori: come, ad esempio, l’eccesso di rumori o una TV con volume troppo alto che impedisce al piccolo di addormentarsi.</p>
<p>Altro motivo che innesca i pianti del bebé:<strong> ambienti troppo caldi o freddi</strong> rispetto al giusto grado di temperatura. E’ risaputo che i bambini soffrono molto sia il caldo che il freddo, specie se non sono adeguatamente abbigliati. Negli ambienti troppo caldi e chiusi conviene tenere il piccolo con una semplice canotta, in modo da impedirne la sudorazione e favorirne il sonno. Quando la temperatura è troppo alta e non si vogliono accendere i climatizzatori per evitare malanni da raffreddamento, il bimbo può essere tenuto in culla solo con il pannolino.</p>
<p>Con queste strategie, il bambino dovrebbe piangere meno frequentemente. Un pianto difficile da placare è quello della noia. I piccoli amano infatti essere distratti con giochi e filastrocche. Se restano qualche ora nel box da soli, iniziano a strillare e a lacrimare. In questi casi, i bimbi si possono placare semplicemente<strong> prendendoli in braccio</strong> e cullandoli un po’. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, i pianti causati dalla noia riprendono appena il bebé viene rimesso in culla, nel passeggino o nel box.</p>
<p>Che fare in questo caso? Diciamo subito che per questo tipo di pianto non esistono molte soluzioni se non quella di cullare o prendere il bimbo in braccio praticamente per tutto il giorno. Altrimenti<strong> bisogna abituarsi</strong> agli strilli e aspettare che passino. Abituare il bebé a essere preso in braccio appena piange può essere però controproducente, perché, in questo modo, la presa in braccio diventa l’unica strategia per calmare i pianti.</p>
<p>In realtà, al posto della presa in braccio, che comunque non deve mai mancare perché nei primi mesi di vita il bimbo deve sentire il <strong>contatto con la propria mamma e il proprio papà</strong>, si possono usare giochi musicali o carillon da appendere nella culla e da azionare appena il piccolo comincia a piangere. I suoni e la musica hanno l’effetto di distrarre il bambino e di placare le crisi di pianto causate dalla noia.</p>
<p>Un pianto troppo intenso e straziante potrebbe essere invece sintomo di colica oppure dei primi dentini. In ogni caso, il pianto del bebé va sempre attenzionato e se non si placa con le prese in braccio o altre strategie, va immediatamente comunicato al pediatra, il quale, valutata la causa del pianto e l’eventuale disturbo alla base, prescriverà un’idonea terapia.</p>
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		<title>E’ l’ora della pappa: come svezzare il nostro bambino</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 15:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“ Viva la pappa, pappa, col popopopopopopomodoro…”. Così recitava una vecchia canzone di Rita Pavone. Anche senza pomodoro, la pappa rappresenta un momento fondamentale nella vita del bambino. Trascorsi i primi sei mesi di vita, infatti, bisogna passare dal latte ( materno o pronto) agli altri cibi. Lo svezzamento è anche uno dei momenti più emozionanti nel rapporto mamma-bambino. Con l’assunzione degli altri cibi,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>“ Viva la pappa, <strong>pappa</strong>, col popopopopopopomodoro…”. Così recitava una vecchia canzone di Rita Pavone. Anche senza pomodoro, la pappa rappresenta un momento fondamentale nella vita del bambino. Trascorsi i primi sei mesi di vita, infatti, bisogna passare dal latte ( materno o pronto) agli altri cibi. Lo <strong>svezzamento</strong> è anche uno dei momenti più emozionanti nel rapporto mamma-bambino.</p>
<p>Con l’assunzione degli altri cibi, il piccolo viene pian piano disabituato al seno della mamma o al ciuccio del biberon. La nutrizione del piccolo si “colora” dunque di alimenti più complessi o elaborati, ma sempre ricchi di principi nutritivi. I primi giorni possono far andare nel panico le neo mamme, anche perché non è facile individuare gli alimenti che piaceranno al proprio bambino.  Intanto niente paura: lo svezzamento viene <strong>sempre prescritto dal pediatra</strong> e sarà lui a dirvi cosa dare o non dare al bambino.</p>
<p>Naturalmente, ogni bebé ha i suoi gusti e ci si può accorgere che il piccolo rifiuta o addirittura “schifa” le pappe a base di carne. Lo svezzamento deve dunque <strong>tener conto</strong> anche <strong>dei gusti del piccolo</strong>. Se quest’ultimo rifiuta costantemente le pappe a base di carne, bisogna comunicarlo immediatamente al pediatra, che prescriverà degli alimenti sostitutivi. Le proteine della carne si possono trovare anche nei legumi ( lenticchie decorticate, fagioli, ceci). Questi cibi, opportunamente ridotti in pappe, presentano un alto valore nutritivo per il bambino.</p>
<p>La prima fase dello svezzamento di solito prevede la classica <strong>pappa con crema di riso o semolino</strong>, da condire con un po’ di grana grattugiato. Si sconsigliano il sale e tutti gli altri condimenti che possono essere causa di patologie future quali diabete, obesità e ipertensione. Alcuni genitori vegetariani chiedono ai pediatri di prescrivere ai loro bimbi la cosiddetta “dieta vegana”. Questa dieta può benissimo fare parte dello svezzamento del piccolo, ma senza esagerare e soprattutto imparando e scegliendo gli abbinamenti giusti.</p>
<p>La dieta e quindi la <strong>pappa vegana</strong>, tende a escludere tutti gli alimenti a base di carne, pesce e derivati animali, ovvero uova e formaggio. Gli estimatori della  nutrizione completa avvertono sui rischi di una dieta così drastica, specie per bambini abituati fino a sei mesi e oltre a nutrirsi solo di latte. Nella pappa del bimbo, le uova si possono escludere, perché sembra non siano facilmente digeribili.</p>
<p>La pappa vegana si può condire con <strong>passati di verdure</strong> e con sostanze ricche di grassi omega 3 ( grassi solitamente presenti nel pesce). Gli omega 3, detti anche “grassi buoni”, hanno la proprietà di ripulire le arterie e di prevenire il colesterolo.  Questi grassi sono presenti nella frutta secca e nei semi di zucca.</p>
<p>Dopo aver individuato la dieta ideale per il proprio piccolo, bisogna passare ai fatti, ovvero allo svezzamento vero e proprio. Questo step segue alcune semplici regole, che noi vi forniremo a mero titolo di consigli. Intanto ricordate di <strong>non svegliare mai il bimbo per</strong> dargli <strong>la pappa</strong>. Tra un pasto e l’altro devono inoltre passare almeno tre ore. Se il bimbo rifiuta la pappa, non dategli il latte, anzi fate il modo che il piccolo, spinto dal senso di fame, possa avvicinarsi alla pappa consumandola con gusto.</p>
<p>Lo svezzamento non deve però tradursi in un attività estenuante: tenete conto che il <strong>tempo ideale per consumare la pappa</strong> è di circa <strong>venti minuti</strong>.  Se il bimbo avverte sintomi come la diarrea, fatelo mangiare in bianco.  Fate anche il modo che il bimbo finisca tutta la pappa. Ultimo e importante consiglio: non rinunciate allo svezzamento solo perché dare al bimbo il latte con biberon è più semplice e pratico.</p>
<p>Questa scelta può andare bene solo in casi eccezionali, ma se a dieci mesi insistete ancora a dargli solo latte, ricordate che state rendendo più complicata <strong>la fase dello svezzamento</strong>. Non lamentatevi poi se dovrete faticare fino all&#8217;inverosimile per convincere vostro figlio a nutrirsi anche di qualcosa che non sia solo ed esclusivamente latte.</p>
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		<title>Come fare addormentare i piccoli</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 15:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quando in famiglia arriva un bebé, tutte le vecchie abitudini vengono inevitabilmente sconvolte, a partire da quella più importante: dormire. Per il piccolo, infatti, specie nei primi mesi, il vecchio detto “dolce dormire” sembra non valere. Per lui non esiste nemmeno tanta differenza tra il giorno e la notte, anche perché non è ancora capace di distinguerli. Il risultato sono notti insonni e scarso</p>
<p><a class="cta" href="http://www.bimbi.net/come-far-addormentare-i-bambini.html">Leggi tutto »</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando in famiglia arriva un<strong> bebé</strong>, tutte le vecchie abitudini vengono inevitabilmente sconvolte, a partire da quella più importante: <strong>dormire</strong>. Per il piccolo, infatti, specie nei primi mesi, il vecchio detto “dolce dormire” sembra non valere. Per lui non esiste nemmeno tanta differenza tra il giorno e la notte, anche perché non è ancora capace di distinguerli. Il risultato sono notti insonni e scarso riposo, sia per il bimbo che per i genitori.</p>
<p>Il primo può comportarsi come un vero e proprio “urlatore” notturno, mentre mamma e papà possono cominciare a pensare di non essere dei bravi genitori. La realtà, per fortuna, non è mai così drammatica. L’importante è iniziare a capire fin da subito<strong> i ritmi del bimbo</strong>.</p>
<p>Durante i <strong>primi tre mesi di vita</strong>, quasi tutti i neonati vivono con disagio il distacco dal grembo materno. Immersi per nove mesi nel liquido amniotico, i piccoli non riescono ad adattarsi subito ai nuovi spazi e alle luci che caratterizzano l’alternarsi del giorno e della notte. Ecco perché, fin dal rientro dall’ospedale, bisogna abituare il bebé a capire la differenza tra il giorno e la notte.</p>
<p>Questa strategia (a dispetto della sua tenerissima età) lo renderà pian piano consapevole delle ore da destinare al <strong>riposo</strong>, escludendo le interruzioni per la pappa, che nei primi mesi avvengono ogni due, tre ore. A parte questi risvegli, sarebbe auspicabile che il piccolo dormisse in maniera tranquilla e regolare.</p>
<p>Le<strong> regole</strong> <strong>per far addormentare i</strong> nostri <strong>piccoli</strong> sono comunque semplici da applicare e possono condurre a risultati positivi in un brevissimo arco di tempo. Anzitutto è importante vestire il bebé con tutine comode e adatte alla stagione. Se il piccolo, infatti, avverte una sensazione di caldo o di freddo, tenderà a svegliarsi o a non dormire affatto. La <strong>stanza</strong> adibita alla carrozzina o alla culla, deve essere <strong>spaziosa</strong>. In genere, per agevolare la gestione delle poppate, il giaciglio del piccolo va posto nella camera matrimoniale. L’ambiente notturno deve essere silenzioso ( meglio senza Tv in camera) e illuminato solo da luci soffuse. La culla o la carrozzina vanno corredati da piccoli carillon che emettono suoni tipici delle <strong>ninne nanna</strong>.</p>
<p>Se il piccolo continua ancora a non volerne sapere di dormire, meglio prenderlo in braccio e passeggiare lentamente per la camera. Anche se molti lo sconsigliano, il <strong>contatto notturno</strong> <strong>con la mamma</strong>, specie nei primi mesi, ha l’effetto di rilassare il piccolo e di farlo sentire come se fosse ancora dentro la pancia. Non dimentichiamo che il neonato ha vissuto per nove mesi nel pancione materno e che l’adattamento a nuovi spazi richiede tempo e pazienza.</p>
<p>Di giorno, poi, meglio illuminare le camere con la luce del sole, in modo da abituare il bimbo alla differenza tra la luce del giorno e il buio della notte. Anche una <strong>posizione comoda</strong> può agevolare il sonno del bebé. Quella consigliata dagli esperti è la posizione<strong> supina</strong>, mentre quella a pancia in giù è da evitare perché potrebbe causare la cosiddetta “ morte nella culla”. Dibattuta e controversa è invece la posizione su  un lato, che alcuni esperti definiscono pericolosa. Trattandosi di bebé comunque, bisogna anzitutto pensare alla loro sicurezza. Pertanto ci sentiamo di consigliare solo la posizione supina. Il bimbo va posto preferibilmente su un <strong>materasso rigido e senza cuscino</strong>. </p>
<p>Se poi, i nostri piccoli tendono ancora a sfuggire alle braccia di Morfeo, si può tentare una <strong>strategia</strong> pedagogica molto <strong>efficace</strong>: farli giocare di giorno affinché arrivino stanchi e insonnoliti per la notte. Parlategli, sorridetegli, comportatevi come dei giullari, prendeteli e alzateli in alto per fare “opla, opla”. Vedrete che l’energia e la fatica spese durante il giorno, di notte si trasformeranno in una dolce nanna per tutti: bebé e genitori compresi!</p>
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