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	<title>Bimbi &#187; Apprendimento bambini</title>
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	<description>Informazioni, strumenti e consigli per mamma e papà</description>
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		<title>Disturbi del linguaggio nei bambini</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2016 06:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In questo articolo affronteremo un tema delicate, importante e purtroppo ricorrente quale quello dei disturbi del linguaggio nei bambini. Un bambino, inizia fin dalla prima infanzia a sviluppare delle competenze di linguaggio, distinguendo ad esempio già dal primo mese dei rumori e producendo poi verso i sei mesi, i primi suoni (in particolare tende a ripetere sempre una stessa lettera e a imitare dei</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo affronteremo un tema delicate, importante e purtroppo ricorrente quale quello dei <strong>disturbi del linguaggio nei bambini</strong>.<br />
Un bambino, inizia fin dalla prima infanzia a sviluppare delle competenze di linguaggio, distinguendo ad esempio già dal primo mese dei rumori e producendo poi verso i sei mesi, i primi suoni (in particolare tende a ripetere sempre una stessa lettera e a imitare dei semplici suoni riportati dagli adulti a lui cari). Il linguaggio nei bambini comincia quindi a svilupparsi e assumere delle prime forme, con un percorso che prevede due importanti e successive fasi:</p>
<ul>
<li>Tra i 9 ed i 13 mesi, il linguaggio del bambino comincia ad arricchirsi con parole che identificano persone a loro care come la mamma o i nonni, oltre che parole di uso comune (pietanze o giocattoli).</li>
<li>Tra i due e i tre anni ci si avvia verso un’ accelerazione dell&#8217;apprendimento e maggiori proprietà di linguaggio del bambino.</li>
</ul>
<p>Sebbene queste fasi siano standard e ricorrenti nella maggior parte dei bambini, potrebbero esistere delle differenze circa i tempi di reazione, lo <a title="Sviluppo del linguaggio nel bambino" href="http://www.bimbi.net/sviluppo-del-linguaggio-nel-bambino.html">sviluppo del linguaggio </a>ed eventuali disturbi da correggere mediante esercizi specifici di logopedia.</p>
<h3>Linguaggio del bambino, le cose più importanti da sapere</h3>
<p>Un ruolo chiave è giocato dai genitori, che possono stimolare queste importanti fasi di apprendimento e sviluppo della comunicazione del bambino, con una maggiore interazione e in particolare:</p>
<ul>
<li>Stimolando la curiosità del bambino, raccontando delle storie e per catturare la sua attenzione coinvolgendolo nel racconto.</li>
<li>Contribuendo ad arricchire il vocabolario del bambino, insegnandogli sotto forma di gioco delle nuove parole.</li>
<li>Non sforzando il bambino nello sviluppo delle parole e attendere con pazienza i suoi tempi.</li>
</ul>
<p>In genere, i bambini completano il loro percorso di apprendimento e di acquisizione del linguaggio entro i tre anni, ed eventuali difficoltà o disturbi del piccolo dopo tale periodo, possono essere affrontanti cercando di creare situazioni in cui il bambino è a suo agio e possa parlare o formulare un discorso senza pressioni o comportamenti che evidenzino la presenza di un ritardo. Può essere utile, in questi casi, anche iniziare degli esercizi di logopedia per ridurre ed eliminare i disturbi del linguaggio più frequenti o rivolgersi ad un logopedista per delineare con lui il percorso più adatto e soprattutto non invasivo per superare il ritardo del linguaggio.</p>
<h3>Quando iniziano a parlare i bambini?</h3>
<p>I primi 3 anni di vita, sono le tappe fondamentali da seguire per l&#8217;apprendimento del linguaggio dei bambini e dove stimoli e giochi per coinvolgere l&#8217;interazione con il piccolo, sono elementi che possono favorire dei tempi più rapidi in cui iniziare a parlare. Esistono, infatti, delle tappe standard che tendono a ripetersi in ogni bambino e che possiamo racchiudere in 4 importantissimi momenti:</p>
<ul>
<li>2 mesi, il bambino riproduce i primi suoni di natura vegetativa come sbadigli o pianto.</li>
<li>6 mesi, il bambino ripete suoni molto meccanici con lettere semplici. Inoltre, comincia ad interagire con gli adulti.</li>
<li>18 mesi, il bambino è in grado di pronunciare più parole e a realizzare i primi discorsi.</li>
<li>3 anni, il bambino è in grado di usare anche 2-3 frasi alla volta e interagire maggiormente con l&#8217;adulto.</li>
</ul>
<p>E&#8217; dai 3 anni che i bambini cominciano a parlare correttamente e dove la presenza di frasi incomplete o parole non pronunciate correttamente possono essere segnali di potenziali disturbi del linguaggio. Questi possono essere affrontati mediante un primo confronto con il pediatra (e successivamente con visite specializzate presso un logopedista) pur senza allarmare o creare pressioni al bambino.</p>
<h3>Quali dei disturbi del linguaggio nei bambini sono più frequenti?</h3>
<p>Esistono dei disturbi del linguaggio più frequenti in un bambino che possono essere risolti con il tempo e con percorsi che mirano a intervenire sul problema alla fonte, ed evitare che tali problemi possano evolversi in disturbi più gravi dell&#8217;apprendimento (ad esempio per la lettura o la scrittura). Tra i più ricorrenti vi sono il disturbo della fonazione e le balbuzie. Nel primo caso il bambino è incapace di articolare in modo corretto parole di uso comune e può essere risolto con interventi di logopedia mirati al disturbo della fonazione.</p>
<p>Per le balbuzie, il problema è nell&#8217;emissione del linguaggio con prolungamento dei suoni o interruzioni durante la pronuncia. Inoltre, potrebbe manifestarsi tale problema in situazioni di forte tensione emotiva o per motivi ereditari e che impongono un pronto intervento con apposite terapie per favorire il corretto apprendimento del bambino e rimuovere un ritardo del linguaggio. In alcuni casi, possono essere presenti anche dei disturbi dell&#8217;espressione del linguaggio con difficoltà del bambino nell&#8217;apprendere parole nuove o la tendenza ad usare frasi molto corte o con errori grammaticali. In questi casi, si tratta di un problema più specifico nel ritardo del linguaggio, che impone percorsi mirati.</p>
<h3>Logopedia: cos&#8217;è, quali problemi può risolvere, esercizi logopedia</h3>
<p>La logopedia è una disciplina specifica che si occupa dello studio del linguaggio per eliminare i difetti di forma e correggere i disturbi più frequenti che possono sorgere in un bambino nei primi anni di vita. Il suo obiettivo è di intervenire per risolvere problemi più frequenti nello sviluppo della comunicazione del bambino, come difficoltà nell&#8217;esprimere dei concetti, difficoltà a parlare o errore nei suoni. Il tutto, è svolto con sedute in cui si interagisce con il bambino e si interviene con forme di gioco (ed eventualmente anche con la partecipazione dei genitori per creare un ambiente più familiare) per fare pratica e provare i primi esercizi di logopedia.<br />
Quali esercizi possono essere utili per aiutare il bambino a superare i disturbi del linguaggio senza subire troppe pressioni? Eccone alcuni:</p>
<ul>
<li>Memory, in cui il bambino deve individuare le figure simili, questo esercizio che è molto utile per stimolare la memoria e l&#8217;attenzione ai particolari.</li>
<li>Lettura di storie illustrate in cui coinvolgere il bambino nel formulare gli sviluppi di una storia e nel cominciare a individuare da solo le parole di uso più comune.</li>
<li>Pronuncia delle parole, mediante la ripetizione di parole associate alle immagini e che permette al bambino di sviluppare delle prime capacità di dialogo.</li>
</ul>
<p>Inoltre, è importante che il tutto sia vissuto sempre come un gioco dal bambino e che gli esercizi siano svolti anche a casa in un ambiente familiare e con i propri genitori, in modo da facilitare l&#8217;apprendimento sulla comunicazione ed eliminare i disturbi di linguaggio più frequenti.</p>
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		<title>Sviluppo del linguaggio nel bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2016 10:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento bambini]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento bambini]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Lo sviluppo del linguaggio nel bambino è un processo dettato da fasi precise che richiedono il giusto tempo. La prima di queste fasi nasce dai primi scambi di parole con il neonato. Questa comunicazione iniziale benché sia ancora rudimentale non va sottovalutata anzi è stato provato che la qualità del linguaggio che il bambino udirà lo aiuterà ad acquisire un lessico preciso e ricco</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sviluppo del linguaggio nel bambino è un processo dettato da fasi precise che richiedono il giusto tempo.<br />
La prima di queste fasi nasce dai primi scambi di parole con il neonato.<br />
Questa comunicazione iniziale benché sia ancora rudimentale non va sottovalutata anzi è stato provato che la qualità del linguaggio che il bambino udirà lo aiuterà ad acquisire un lessico preciso e ricco di termini.</p>
<h2>Il termine esatto</h2>
<p>Come sappiamo la fase in cui il bambino comincia ad articolare le prime parole è preceduta da una fase in cui pur non parlando il bambino piccolo capisce e assimila quello che sente.<br />
E&#8217; in seguito tra i 15 mesi e i 3 anni che il linguaggio si evolve in modo più spedito e a volte sorprendente a meno di <a title="Disturbi del linguaggio nei bambini" href="http://www.bimbi.net/disturbi-del-linguaggio-nei-bambini.html">disturbi del linguaggio</a>.<br />
E&#8217; importante accompagnare queste fasi di ascolto e aiutarlo ad acquisire un lessico ricco e preciso cercando di utilizzare i termini esatti per descrivere il mondo che lo circonda.<br />
Ad esempio se ci troviamo in campagna e indichiamo una margherita al nostro piccolo, non limitiamoci a dire &#8220;Fiore&#8221; pensando che l&#8217;informazione sia sufficiente per la sua età.<br />
Pronunciamo piuttosto il suo nome &#8220;margherita&#8221; o &#8220;girasole&#8221;, per un bambino l&#8217;importante è di udire il termine preciso di ciò che portiamo alla sua attenzione.<br />
L&#8217;invito è quindi quello di superare ogni esitazione e ad adoperare la parola esatta, per il bambino la realtà acquista maggior interesse e ricchezza se la descriviamo con le parole appropriate.<br />
Un&#8217;altra resistenza tipica di molti genitori è quella di creare una sorta di &#8220;barriera di sicurezza&#8221; tra gli oggetti e il piccolo.<br />
Sebbene sia del tutto normale vigilare su ciò con cui il piccolo viene in contatto dall&#8217;altra parte è essenziale per il bambino osservare, manipolare, annusare le cose reali, questo lo aiuterà a collegare le parole agli oggetti da esse designati.<br />
Questo chiaramente vale non solo per gli oggetti inanimati ma anche per le sue esperienze e le sue sensazioni quotidiane che necessitano del nostro aiuto per essere identificate e successivamente nominate con il giusto termine.</p>
<h2>La lettura</h2>
<p>Durante il periodo d&#8217;apprendimento del linguaggio è molto importante leggere quotidianamente un libro al bambino.<br />
In questo modo il bambino memorizzerà sia il linguaggio orale nel corso della giornata che quello scritto quando gli leggiamo un libro.</p>
<p>Questo binomio orale-scritto è un arricchimento prezioso in quanto il libro propone un diverso modo di raccontare e contiene termini spesso più ricercati del lessico orale utilizzato durante la giornata.<br />
La lettura dovrebbe diventare un rito quotidiano, fatto di racconti, fiabe e poesie che coccolano il piccolo mentre ne stimolano il senso del ritmo e l&#8217;immaginario.<br />
Oltre a ritagliarci un pò di tempo tutti i giorni è importante anche individuare una zona &#8220;relax&#8221; a casa da dedicare alla lettura.<br />
Basta un posto comodo, intimo dove troveranno posto dei cuscini e dei libri che possano essere alla portata del bambino.</p>
<p>Rendere i libri accessibili aiuta il bambino a comprenderne l&#8217;importanza e lo abitua alla lettura come gesto spontaneo da fare ogni volta che ne ha voglia.<br />
L&#8217;importanza del libro viene percepita dal bambino anche facendo una distinzione con i giocattoli. Un suggerimento che ci viene dagli esperti è quello di non mescolare i giocattoli con i libri, questo per rinforzare anche a livello spaziale il concetto che i libri  sono oggetti preziosi e da maneggiare con cura.</p>
<h2>La scelta di libri</h2>
<p>Abbiamo parlato di come i libri giochino un ruolo da protagonista nello <strong>sviluppo del linguaggio nel bambino</strong> per questo bisogna sceglierli con cura.<br />
Che sia colorato e chiassoso non è sempre sinonimo di un buon libro specie per i bimbi piccoli.<br />
Libri con un eccesso di stimoli possono avere l&#8217;effetto apposto e causare distrazione anziché rilassare e far concentrare i nostri bambini su una storia o un argomento.<br />
Teniamo conto che il bambino specie dopo i 3 anni desidera scoprire il mondo reale per cui l&#8217;argomento del libro dovrebbe basarsi sulla realtà.<br />
In questo caso prima di sottoporre il libro al bambino leggiamola per verificarne il significato che sia appropriato alla sua età.<br />
Sebbene in modo del fantastico e l&#8217;immaginario sono senza dubbio molto attraenti, le storie vere sono la migliore preparazione a un&#8217;immaginazione creativa e allo sviluppo del linguaggio nel bambino.</p>
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		<title>Casa dei bambini</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2016 14:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento bambini]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento bambini]]></category>
		<category><![CDATA[casa dei bambini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Casa dei bambini è un ambiente di vita progettato e realizzato da Maria Montessori, vera e propria pioniera in Italia e nel mondo nel campo della pedagogia. Rappresentata da un vero e proprio ambiente arredato, che può essere l’asilo o la scuola primaria, la Casa dei bambini si propone come un ambiente in grado di aiutare lo sviluppo psicomotorio e sensoriale dei più</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Casa dei bambini</strong> è un ambiente di vita progettato e realizzato da Maria Montessori, vera e propria pioniera in Italia e nel mondo nel campo della pedagogia. Rappresentata da un vero e proprio ambiente arredato, che può essere l’asilo o la scuola primaria, la Casa dei bambini si propone come un ambiente in grado di aiutare lo sviluppo psicomotorio e sensoriale dei più piccoli.</p>
<p>Secondo gli studi compiuti dalla Montessori, la Casa dei bambini potrebbe davvero contribuire al percorso di crescita dei nostri figli, aiutandoli a formarsi in maniera sana, responsabile e senza comportamenti deviati.<br />
La prima Casa dei bambini venne fondata a Roma nel 1907. Inizialmente si trattava di una struttura adatta ai bambini disabili, poi, come constatò la stessa dott.ssa Montessori, l’ambiente, l’arredo e la disposizione degli oggetti, non solo stimolavano la concentrazione dei bambini portatori di disabilità, ma anche di quelli sani.<br />
La Casa dei bambini, dunque, vera e propria manifestazione reale e vivente del famoso metodo Montessori,  venne così estesa anche ai bambini sani, di età compresa tra i tre ed i sei anni. E’ questa, infatti, l’età in cui i bambini, aiutati dalle attività ludiche e di iniziale apprendimento, completano il loro sviluppo sensoriale. Il progetto relativo alla Casa dei bambini si compone di uno spazio dove i più piccoli possono giocare, muoversi e apprendere liberamente i concetti necessari alla loro formazione.<br />
La disposizione dei mobili, degli oggetti e la forma degli spazi rispecchia infatti questo fondamentale concetto.</p>
<h2>Guidare i bimbi all&#8217;autocorrezione</h2>
<p>Sempre sotto l’occhio vigile dell’insegnante, che osserva, spiega e invita a compiere delle attività o a scegliere gli oggetti necessari a eseguirle,  i bambini compiono un percorso di autocorrezione, ovvero di apprendimento ad individuare gli errori e a correggerli autonomamente. Questa tecnica, basata sul metodo Montessori e fortemente voluta dalla sua creatrice,  ha definitivamente rivoluzionato i metodi educativi del passato, che, purtroppo, si fondavano su una rigida disciplina imposta da adulti a volte troppo rigidi e quasi spietati. I nonni sicuramente ricordano i rimproveri degli insegnanti fatti  a colpi di bacchetta sulle mani. Questo metodo, fortemente sconfessato dalla Montessori e dalla pedagogia moderna, si è rivelato quanto mai dannoso per lo sviluppo emotivo dei ragazzi,  privandoli di quella fondamentale opportunità di crescita rappresentata dalla libertà di scelta e di autocorrezione. In questo ambito, infatti, non vale più il concetto di sgridare il bambino, ma prevale piuttosto quello di guidarlo a capire i propri errori e a correggerli.<br />
Con il metodo Montessori si realizza, quindi,  l’importante passaggio dall’autoritarismo all’autorevolezza. Il primo attiene più ad atti violenti, intimidatori e coercitivi, mentre il secondo, a un amorevole interesse ad accompagnare il bambino verso una vita consapevole e responsabile.  Dal punto di vista pratico,  la Casa dei bambini si configura come una classe che comprende bambini dai tre ai sei anni.  Nel mondo, le classi multietà sono diffuse in molte scuole primarie e secondarie, mentre in Italia sono applicate solo nelle Case dei bambini.<br />
E’ stato dimostrato, infatti, che l’attività di concentrazione e apprendimento viene facilitata dalla presenza di individui con una breve differenza di età l’uno dall’altro.  Se il più grande esegue un compito e lo spiega al più piccolo, questo sarà a sua volta in grado di apprenderlo più facilmente rispetto alla spiegazione proveniente da un adulto.</p>
<h2>Materiali per lo sviluppo sensoriale</h2>
<p>Mobili e arredi, come sedie, tavoli, banchi e  scaffalature,  sono in legno e leggeri,  in modo da essere spostati  e rimessi al loro posto direttamente dai bambini. Gli scaffali e gli oggetti sono anche disposti in modo da venire facilmente visualizzati dagli alunni. La disposizione dell’arredo deve anche conciliarsi ( sempre secondo il metodo Montessori) con la cosiddetta “ mente assorbente” del bambino,  ovvero con la capacità di ricordare e apprendere ciò che viene proposto dal mondo esterno. A tre anni, infatti, si formano la coscienza e la capacità sensoriale dell’individuo.<br />
Il  bambino è quindi in grado di scegliere autonomamente anche tutti gli oggetti e i materiali che sono a portata della sua vista e delle sue mani. Materiali e oggetti da usare nella lezione consentono diverse possibilità di scelta ai bambini, ma una scelta limitata, perché ogni scaffale contiene solo un numero limitato di materiali.<br />
La scelta entro un certo limite è sempre contemplata dal metodo Montessori, perché si è visto che troppe possibilità di scelta distraggono gli alunni riducendo la loro capacità di apprendimento e concentrazione.  I materiali della Casa dei bambini si dividono in pratici, sensoriali e culturali. I primi sono relativi alla cura della persona e della casa, quindi: pulire, tagliare, spazzolare, eccetera. I secondi riguardano lo sviluppo dei cinque sensi, mentre gli ultimi sono finalizzati all’apprendimento di materie didattiche, come disegno, linguaggio, geografia, matematica e simili.</p>
<h2>Casa dei bambini o asilo tradizionale? </h2>
<p>Le classi possono essere anche organizzate per area tematica, con arredo adatto al tema scelto. In questo caso, l’insegnante potrà sceglierlo in base ai propri gusti o preferenze, ma sempre rispettando le linee guida del metodo Montessori.  In classe, l’insegnante deve limitarsi a istruire il bambino sull’azione da compiere, ripetendo la lezione in caso di errore di quest’ultimo, ma lasciandolo libero di concentrarsi ed auto correggersi.  I metodi appena descritti sono applicati e seguiti ancora oggi in tutte le Case dei bambini attive sul territorio nazionale.  Queste scuole sono spesso gestite da associazioni onlus. Può anche trattarsi di asili e scuole dell’infanzia, ma per essere sicuri che si tratti di una reale Casa dei bambini, la scuola deve sempre riportare la dicitura omonima.  I costi di iscrizione alla suddetta struttura possono a volte essere proibitivi, ma prima di scoraggiarsi, conviene sempre contattare la segreteria della scuola ed informarsi sulle rette.  Riguardo a alla Casa dei bambini, le opinioni dei genitori sono contrastanti.<br />
Alcuni preferiscono l’asilo tradizionale, perché  temono che abituare i bambini a lavorare da soli su un determinato materiale od oggetto li conduca all’isolamento emotivo. Altri preferiscono asili con bambini che giocano tra loro e con insegnanti più presenti e in grado di  interagire con gli alunni durante le attività. In ogni caso, la prima impressione è sempre quella che conta. Verificate le reazioni di vostro figlio durante l’esperienza nella Casa dei bambini e se notate in lui qualcosa di insolito, chiedete spiegazioni o cambiate asilo, perché, a volte,  non sono i metodi o le teorie a far felici i bambini, ma solo gli ambienti giusti.<br />
Per chi volesse approfondire suggeriamo questo video sul sito di Rai Scuola:<br />
<a title="Rai Scuola" href="http://www.raiscuola.rai.it/articoli/la-casa-dei-bambini-di-maria-montessori/3894/default.aspx" target="_blank">http://www.raiscuola.rai.it/articoli/la-casa-dei-bambini-di-maria-montessori/3894/default.aspx</a></p>
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		<title>Diritti dei Bambini, spesso ignorati, ecco quali sono.</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2016 16:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento bambini]]></category>
		<category><![CDATA[carenze affettive bambini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La nostra epoca rischia di essere tristemente ricordata come quella dei “diritti negati”. Guerre, terrorismo, crisi economica e disoccupazione, stanno infatti privando milioni di persone del diritto a una vita stabile e dignitosa. Purtroppo, a subire le conseguenze di questa atroce privazione dei diritti, non sono soltanto gli adulti, ma anche i bambini, l’anello debole e più indifeso della nostra società. I più piccoli</p>
<p><a class="cta" href="https://www.bimbi.net/diritti-dei-bambini.html">Leggi tutto »</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra epoca rischia di essere tristemente ricordata come quella dei “diritti negati”. Guerre, terrorismo, crisi economica e disoccupazione, stanno infatti privando milioni di persone del diritto a una vita stabile e dignitosa. Purtroppo, a subire le conseguenze di questa atroce privazione dei diritti, non sono soltanto gli adulti, ma anche i bambini, l’anello debole e più indifeso della nostra società.</p>
<p>I più piccoli sono anche il nostro futuro e possono darci la speranza di un domani migliore, a patto però di essere messi in condizione di crescere in un ambiente sano, amorevole e in grado di garantire loro l’accesso ai diritti fondamentali di ogni essere umano. </p>
<p><strong>Ma quali sono i diritti dei bambini? </strong><br />
Semplice: si tratta di quelli che ci consentono di stare al mondo, ovvero il diritto alla vita, all’educazione, all’istruzione, al lavoro, alla libertà di pensiero e di opinione, senza alcuna discriminazione di sesso, razza, religione o condizione economica. In quanto esseri umani, i bambini godono dunque dei diritti basilari che sono comuni anche ai loro genitori.<br />
Molti di questi diritti sono contenuti nella Costituzione italiana, negli articoli relativi ai principi fondamentali della stessa ( art. 1, 2,3,4). Anche durante la celebrazione delle nozze, il sacerdote o il pubblico ufficiale ricordano agli sposi e futuri genitori i doveri che avranno nei confronti dei figli, doveri che per i bimbi si traducono in diritti da far rispettare a tutti i costi. I genitori infatti hanno l’obbligo di accudire responsabilmente, mantenere, educare e istruire la prole. Il non rispetto di questi obblighi si configura come una grave violazione dei <strong>diritti dei bambini</strong>.</p>
<h2>Povertà e sfruttamento</h2>
<p>Purtroppo, però, la realtà, in alcuni casi, può essere molto diversa e non sempre per colpa dei genitori. Pensiamo al caso delle famiglie che si trovano improvvisamente ad affrontare dei gravi problemi economici. Molto spesso, l’improvvisa e prolungata mancanza di lavoro, può impedire ai genitori di garantire ai figli il diritto al mantenimento e all’istruzione. Gli ultimi dati statistici rivelano infatti che, nel nostro Paese, oltre un milione di bambini vivono in condizioni di povertà assoluta. Oltre alla povertà assoluta esiste anche quella “educativa”, per povertà educativa si intende una grave carenza di servizi formativi volti allo sviluppo e all’apprendimento di capacità, talenti e aspirazioni del bambino.<br />
Il diritto ad essere mantenuti e istruiti è, quindi, in Italia, e forse anche nel mondo, uno dei diritti più a rischio di essere negato. I bambini non hanno solo diritto a essere educati, mantenuti e istruiti, ma anche a non essere sfruttati sotto qualsiasi punto di vista. Se volete rendere partecipi i vostri figli della vostra attività lavorativa, ricordate che esistono specifiche leggi internazionali che disciplinano l’età minima di ammissione al lavoro. Per legge, tutti gli individui al di sotto dei 18 anni sono minorenni. In base al tipo di lavoro, sono però i vari Stati che stabiliscono l’età minima per il contratto di apprendistato a favore dei minori di 18 anni. Quindi, attenzione a mandare in estate il vostro bambino a lavorare nel negozio dello zio, ad esempio, perché, in base alle convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia e in base anche alla legislazione italiana, potreste essere accusati di sfruttamento lavorativo di un minore. </p>
<h2>Diritto al gioco</h2>
<p>Per la loro tenera età, i più piccoli hanno anche dei diritti aggiuntivi, come quello al gioco e al tempo libero. Tutti i bambini hanno diritto a dedicarsi ad attività ludiche e ricreative adatte alla loro età e ad avere accesso ad attività culturali ed artistiche. Queste attività favoriscono lo sviluppo psicosociale del bambino e la sua capacità di relazione con il mondo esterno. La prima forma di tutela dei diritti dei bambini avviene in ambito familiare, dove i genitori devono dedicare le giuste ore al gioco e al dialogo con i propri figli. Il gioco garantisce al bambino un sereno sviluppo psico-emotivo e di conseguenza anche il diritto allo sviluppo psicosociale dello stesso. </p>
<h2>Diritti negati in famiglia</h2>
<p>Il dialogo, invece, consente di scoprire e risolvere per tempo eventuali situazioni di disagio. In questo quadro, occorre ricordare che lasciare i bambini da soli davanti a Internet, oppure trascurarli per chattare sui social, configura una vera e propria condizione di maltrattamento. Instaurare un sereno dialogo con i bambini, comprende anche il rispetto della loro liberà di pensiero, di parola e di opinione. Questi diritti non sono sanciti solo dalla Costituzione italiana, ma anche dalla <a href="http://www.savethechildren.it/chi_siamo/convenzione_diritti_infanzia.html" title="Convenzione diritti infanzia" target="_blank">Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia</a> ratificata a New York il 20 novembre 1999.<br />
 Ascoltare le esigenze del bambino è fondamentale in caso di separazione dei genitori e di conseguenti controversie giudiziarie. Spesso, sono proprio le testimonianze dei più piccoli a porre fine ai conflitti e alle situazioni più litigiose. I bambini hanno anche il diritto ad avere serene frequentazioni con entrambi i genitori e con i parenti. Questo diritto, oltre a essere sancito dalla Riforma del Diritto di Famiglia italiano, è garantito sempre dalle convenzioni internazionali per l’infanzia.</p>
<p>Secondo queste norme, i bambini non possono essere forzatamente separati da uno dei due genitori per essere trasferiti nel paese estero di uno dei due. Questo trasferimento forzato rappresenta oggi una delle peggiori controversie tra i coniugi appartenenti a paesi e religioni diverse. Basta pensare al caso dei matrimoni misti tra cristiani e musulmani.<br />
In caso di crisi coniugale, può succedere che uno dei due genitori fugga nel paese d’origine con il figlio ancora piccolo e all’insaputa dell’altro genitore. Spesso, il Paese di arrivo è uno di quelli piagati dalla guerra e dal terrorismo, dove i bambini possono essere uccisi, imprigionati, torturati o costretti a combattere come dei soldati. Simili episodi configurano un vero e proprio reato di rapimento e una violazione grave dei diritti dei bambini.<br />
Le convenzioni internazionali vietano di condurre i più piccoli in Paesi in guerra dove rischiano di subire traumi e violenze irreversibili. Per tutte le famiglie che si trovano a dover affrontare le situazioni appena descritte, ricordiamo che l’Italia ha approvato la convezione Onu sui diritti dell’infanzia con la Legge 27 maggio 1991, n. 176 e che le autorità possono intervenire con una semplice denuncia presentata da uno dei genitori o tutore del bambino vittima di uno o più diritti negati. Vale la pena di ricordare che i diritti dei bambini furono riconosciuti per la prima volta dalla Convenzione di Ginevra del 1924, varata a seguito delle terribili conseguenze che il primo conflitto mondiale produsse sui più piccoli. Ogni anno, inoltre, il venti novembre, data di ratifica della Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia, viene celebrata la Giornata mondiale dei diritti dei bambini, con eventi, striscioni, giochi e conferenze sul tema. Una buona occasione per partecipare tutti assieme, genitori e bimbi, a un evento che ci ricorda di tutelare e preservare i diritti dei più piccoli, diritti che si possono, in sintesi, riassumere in quelli più importanti e relativi alla loro età: il diritto all’infanzia e all’innocenza.</p>
<p><small>Credits immagine: unicef.cn</small></p>
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		<title>Aiuto: mio figlio mi stressa!</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2014 17:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I figli, anche se desiderati e amati, possono qualche volta essere fonte di stress per i genitori. In un’epoca come la nostra, ricca di impegni e di contrattempi, la cura e la gestione dei figli possono rivelarsi particolarmente faticose, trasformandosi da fonti di gioia a motivi di stress. Non è raro, al giorno d’oggi, captare, tra le confidenze delle mamme, frasi che esprimono tutto</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>figli</strong>, anche se desiderati e amati, possono qualche volta essere fonte di <strong>stress</strong> per i genitori. In un’epoca come la nostra, ricca di impegni e di contrattempi, la cura e la gestione dei figli possono rivelarsi particolarmente faticose, trasformandosi da fonti di gioia a motivi di stress.</p>
<p>Non è raro, al giorno d’oggi, captare, tra le confidenze delle mamme, frasi che esprimono tutto il disagio e la fatica di doversi occupare anche dei <strong>capricci</strong> dei bambini, come se non bastassero già i fastidiosi alti e bassi della vita a regalarci forti momenti di stress. Nel rapporto genitori e figli è bene però non far pesare le proprie insoddisfazioni e frustrazioni sui ragazzi.</p>
<p>La genitorialità come fonte di stress può manifestarsi fin dai primi mesi di vita del bambino. Quali sono per una neomamma e un neopapà i momenti più stressanti nel rapporto con il nuovo nato? Semplice: le <strong>notti insonni</strong> e i <strong>pianti del piccolo</strong>. Un’esagerata attività di pianto del bebé può essere in realtà causata da una temperatura domestica troppo alta o troppo bassa per le effettive necessità del piccolo. In questo caso, lo stress può rientrare abbassando o alzando la temperatura della propria abitazione. Ripristinata una corretta temperatura dell’ambiente domestico, il piccolo dovrebbe smettere di piangere e di non dormire di notte.</p>
<p>Altri <strong>momenti di stress</strong> si possono collezionare durante la fase di <strong>crescita del bambino</strong>, anche a partire dal primo anno. Il piccolo potrebbe manifestare iperattività, desiderio di stare sempre con la mamma o di voler camminare e gattonare anche di notte e fino alle prime luci dell’alba. Altri <strong>segnali</strong> che rivelano di avere a che fare con un bimbo troppo vivace possono essere piangere o urlare durante i pasti dei genitori.</p>
<p>I pianti, in questo caso, possono essere talmente intensi da costringere mamma e papà a smettere di pranzare ( o cenare) o a consumare i pasti su turni. Quando un bimbo si comporta in questo modo, lanciando segnali di <strong>eccessiva irrequietezza</strong>, bisogna anzitutto iniziare a riflettere non su eventuali problematiche del bimbo, ma su se stessi.</p>
<p>E’ molto probabile, infatti, che il bambino assimili le eventuali ansie di genitori iperprotettivi e che poi si esprima con il disagio appena descritto ( capricci durante i pasti e difficoltà notturne). Si è visto, inoltre, che <strong>genitori troppo ansiosi e perfezionisti</strong> siano causa di ansia e iperattività nei bambini. La reazione esagerata dei piccoli è quasi sempre una risposta a un disagio dei grandi.</p>
<p>Per <strong>riportare la situazione alla normalità</strong>, bisogna prestare anzitutto attenzione all’equilibrio della coppia, equilibrio che potrebbe essere minato da difficoltà lavorative o da difficoltà relazionali tra i due genitori. I disagi del bimbo e quindi le eventuali cause di stress, possono essere evitati anche imparando a gestire con dolce autorevolezza i suoi capricci.</p>
<p>All’inizio sarà dura, ma entrambi i genitori devono <strong>sforzarsi di abituare il piccolo a stare calmo</strong> durante i pasti. Se piange, non alzatevi subito per prenderlo in braccio, finite di mangiare e solo dopo potrete abbracciare vostro figlio. Questa tecnica abituerà il bambino a capire quando può giocare e quando deve stare calmo.</p>
<p>I capricci dei bambini possono continuare anche durante l’età dell’asilo e dei primi anni di scuola. Il protrarsi dei capricci e dell’iperattività durante l’infanzia potrebbe richiedere persino l’intervento di un neuropsichiatra infantile. Ma prima di arrivare a questo, esistono ancora <strong>tante occasioni per rimediare.</strong></p>
<p>Alle mamme diamo solo un avvertimento: se mettete al mondo un figlio credendo ( anche inconsciamente) che questa esperienza sia stressante, finirete per stressare davvero il bambino e per farlo diventare una persona stressante. Se invece vivrete la <strong>maternità con gioia e senza ansia</strong>, getterete le basi per la futura felicità vostra e del vostro bambino.</p>
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		<title>Bambini: come farsi aiutare in casa</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2014 08:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[bambini e faccende domestiche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La vita delle mamme moderne è davvero difficile: divise tra lavoro e famiglia, le donne del nostro secolo si trovano alle prese con mille beghe quotidiane, lavori domestici compresi. Questi ultimi, specie per le mamme che lavorano, possono essere ancora più faticosi. Sarebbe utile, quindi, e non solo una volta tanto od occasionalmente, coinvolgere il partner ed i figli nel disbrigo delle faccende domestiche.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> vita delle mamme</strong> moderne è davvero <strong>difficile</strong>: divise tra lavoro e famiglia, le donne del nostro secolo si trovano alle prese con mille beghe quotidiane, lavori domestici compresi. Questi ultimi, specie per le mamme che lavorano, possono essere ancora più faticosi. Sarebbe utile, quindi, e non solo una volta tanto od occasionalmente, coinvolgere il partner ed i figli nel disbrigo delle faccende domestiche. Quali sono queste faccende? Si tratta delle solite attività casalinghe che vengono definite “lavori domestici”, ovvero: riempire la lavatrice, stendere i panni, lavare i pavimenti, spolverare, pulire il bagno, apparecchiare e sparecchiare la tavola, rifare i letti, cucinare e lavare i piatti.</p>
<p>Alcuni lavori domestici vengono facilitati dall’uso di appositi dispositivi, come, ad esempio, la lavastoviglie. Ma come la mettiamo con tutti gli altri? In questo caso la risposta è una sola: bisogna<strong> farsi aiutare e non solo dal marito ma anche dai figli,</strong> anche se questi ultimi sono ancora minorenni. In realtà, come dimostrano alcuni studi, le mamme italiane non sembrano particolarmente interessate a coinvolgere i bambini nei lavori di casa. Questa abitudine è del tutto sbagliata e rischia di provocare disastrose conseguenze future. La continua deresponsabilizzazione dei ragazzi rischia infatti di farli crescere con una scarsa autostima e con un inesistente senso di responsabilità. Poi non lamentiamoci se tanti giovani italiani vengono definiti “ mammoni” o “ bamboccioni”.</p>
<p>I mammoni e i bamboccioni “veri” non sono i giovani che per motivi di precarietà lavorativa non hanno la possibilità di uscire di casa, ma sono quelle persone che durante l’infanzia sono state continuamente deresponsabilizzate dai genitori ( specie dalle madri) e che da grandi non sono più in grado di fare le cose autonomamente. Come si può notare, le conseguenze psicologiche ed esistenziali di un figlio che non è mai stato abituato ad aiutare in casa possono essere molto tristi, se non addirittura drammatiche. I bimbi, in realtà, possono essere coinvolti nelle faccende domestiche<strong> fin dalla più tenera età</strong>.</p>
<p>Naturalmente, ogni cosa va fatta per gradi e i bambini piccoli, dai tre anni in poi, vanno tenuti alla larga da coltelli, forchette, altri oggetti contundenti o faccende in cui c’è da spostare oggetti pericolosi e pesanti. I bambini piccoli possono essere coinvolti nel riempimento dell’oblò della lavatrice e nella sistemazione dei panni da stendere. Nei bambini intorno ai tre anni, <strong>queste attività devono essere presentate come un gioco</strong>. I più piccoli, ad esempio, possono essere invitati dalla mamma a passarle le mollette o i panni.  Quest’ultima, a sua volta, può passare i panni puliti al bimbo, il quale dovrà poi posarli dentro la vasca di plastica.</p>
<p>Prima di invitarlo a toccare i panni ( sporchi) da mettere in lavatrice,  è, invece,  utile far indossare al bambino dei guanti usa e getta.  Questo passaggio può essere vissuto dal bimbo piccolo in maniera estremamente divertente. La sistematica interazione del bambino con la mamma non solo migliora la relazione madre-figlio, ma<strong> migliora l’autostima e lo spirito di indipendenza</strong> di quest’ultimo.</p>
<p>Durante l’età scolare, i bambini vanno anche abituati ad <strong>apparecchiare o sparecchiare</strong> la tavola. Nell’adolescenza, poi, i ragazzi possono essere coinvolti in faccende più impegnative, come<strong> rifarsi il letto</strong> e prepararsi la colazione. Molto importante è anche coinvolgere i bambini nella<strong> sistemazione di tutti i giocattoli e gli oggetti </strong>che lasciano in giro <strong>per casa</strong>. Anche questa attività, quando i figli sono piccoli, va effettuata assieme a mamma o papà presentandola come un gioco o come qualcosa di divertente.</p>
<p>I risultati di questo percorso educativo si vedranno bene in futuro, quando i ragazzi saranno capaci di studiare o lavorare lontano da casa perché abituati a gestire le faccende domestiche da soli. Ma non solo:<strong> farsi aiutare in casa</strong> dai bambini <strong>aiuta</strong> anche <strong>a sentirsi meno stanche e affaticate</strong> e dunque più motivate e produttive nell’attività professionale e nelle relazioni interpersonali.</p>
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		<title>Superare le prime paure</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 08:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Erroneamente si è portati a credere che l’infanzia sia un giardino incantato dove tutto va bene. In realtà non è sempre così, specie nella nostra epoca così complessa e contraddittoria. I problemi di coppia, le difficoltà economiche e i conflitti familiari possono infatti generare diverse paure nei bambini. Nella delicata età dell’infanzia, poi, i piccoli sono più predisposti a sviluppare paure di qualsiasi tipo.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Erroneamente si è portati a credere che l’infanzia sia un giardino incantato dove tutto va bene. In realtà non è sempre così, specie nella nostra epoca così complessa e contraddittoria. I problemi di coppia, le difficoltà economiche e i conflitti familiari possono infatti generare diverse <strong>paure</strong> <strong>nei bambini</strong>. Nella delicata età dell’infanzia, poi, i piccoli sono più predisposti a sviluppare paure di qualsiasi tipo. La più diffusa è quella dell’abbandono, che i bimbi sperimentano già a partire dal primo anno di vita. Temere di essere abbandonati dalla mamma, dal papà o da altre figure adulte di riferimento, è più che normale da piccoli.</p>
<p>Nei primi mesi e anni di vita, i bambini hanno bisogno di avere un forte legame con la madre, è pertanto più che normale che si sentano smarriti se questo legame viene meno per svariati motivi. La <strong>paura dell’abbandono</strong> nei bambini si supera facendogli sentire sempre l’affetto di mamma e papà, anche quando si è costretti a lasciarli con i nonni per andare a lavoro. Altre paure infantili possono essere quella del buio, dei mostri o dell’uomo nero, figure immaginarie che possono incutere molto terrore nei bimbi fino ai sei anni di età.</p>
<p>La <strong>paura del buio</strong> si può superare lasciando accesa l’abatjour della cameretta. In commercio esistono delle abatjour al led con illuminazione soffusa che consumano pochissimo e che possono essere lasciate accese per tutta la notte. Se volete approfondire questo argomento sul sito trovate un articolo sui <strong><a href="http://www.bimbi.net/consigli-per-illuminare-la-cameretta-dei-bambini.htmlhttp://" title="Illuminazione cameretta" target="_blank">Consigli per illuminare la cameretta dei bambini</a></strong>. Meglio non portare il bimbo nel lettone alle prime avvisaglie di paura del buio, perché questa tecnica rischia di farlo addormentare solo in presenza dei genitori. Le paure dei mostri o di figure temibili e immaginarie come l’uomo nero si possono superare ed anche evitare, impedendo al bimbo di guardare film o trasmissioni violente.</p>
<p>Anche se le trasmissioni vengono corredate da simboli che indicano se possono essere viste o meno dai bimbi, con o senza genitori, è consigliabile non lasciare mai il bambino da solo davanti a TG che danno notizie su catastrofi, crimini e delitti. Questi eventi possono causare nel piccolo uno choc emotivo che può manifestarsi con<strong> incubi notturni</strong>, attacchi d’ansia e paura di ipotetici mostri cattivi. Le paure dei mostri e dell’uomo nero si combattono anche evitando di punire il bambino con frasi del tipo : “ Se lo fai ancora ti mando dall’uomo nero”. Le punizioni con minacce di questo tipo, più che fare da deterrente ai capricci del più piccoli, sortiscono l’effetto di incutere in essi paure poi difficili da estirpare.</p>
<p>Paure,<strong> ansia e timori indefiniti</strong> possono svilupparsi anche a seguito di litigi tra genitori. Sarebbe sempre auspicabile che i bimbi nascessero da famiglie serene e da genitori pacifici; purtroppo, però, la realtà è a volte ben diversa e sono tante le coppie conflittuali che decidono di mettere al mondo un figlio solo per appianare o risolvere i reciproci problemi. I contrasti, con il bimbo in mezzo, non solo non si appianano, ma peggiorano progressivamente. Far assistere il bimbo a continui litigi e rimbrotti, non solo lo rende pauroso e insicuro, ma anche tremendamente terrorizzato dalla vita e dagli adulti. I bimbi che hanno vissuto in prima persona i litigi dei genitori possono anche sviluppare delle gravi nevrosi una volta diventati adulti, con serie conseguenze sia a livello relazionale che professionale.</p>
<p>Altra <strong>paura</strong> che può colpire il bambino è quella <strong>della morte.</strong> Quest’ultima, però, non si sviluppa autonomamente ma viene innescata da eventi esterni come la morte di un nonno o di un parente. In questi casi, meglio non coinvolgere il bimbo nelle fasi dell’evento che prevedono l’ultimo saluto alla persona deceduta o il suo funerale. Per i piccoli, proprio perché all’inizio della vita, la morte è e deve essere una realtà ancora lontana ed inspiegabile.</p>
<p>Quando una persona cara scompare, il bimbo la percepisce come un abbandono o un andare via. Nei bambini, dunque, la paura della morte si manifesta come una <strong>semplice paura</strong> dell’abbandono. La stessa si può superare circondando il piccolo di tutto l’amore e l’affetto possibile e spiegandogli che la persona cara è andata in un posto lontano e meraviglioso dove un giorno tutti potranno incontrarla.</p>
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		<title>Bullismo: cause, rimedi e prevenzione</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2014 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il bullismo è un comportamento ripetuto nel tempo e messo in atto da ragazzi, detti “bulli”, nei confronti di altri (ritenuti più deboli e indifesi) definiti “ vittime”. Il rapporto tra il bullo e la sua vittima è fatto di molestie, prepotenze, prevaricazioni e umiliazioni. Gli ambienti in cui il bullismo è più frequente sono la scuola e Internet, in quest’ultimo caso si parla</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>bullismo</strong> è un comportamento ripetuto nel tempo e messo in atto da ragazzi, detti “bulli”, nei confronti di altri (ritenuti più deboli e indifesi) definiti “ vittime”. Il rapporto tra il bullo e la sua vittima è fatto di molestie, prepotenze, prevaricazioni e umiliazioni. Gli ambienti in cui il bullismo è più frequente sono la scuola e Internet, in quest’ultimo caso si parla anche di cyberbullismo. Ma perché alcuni ragazzi diventano bulli e altri, invece, vittime?</p>
<p>Le <strong>cause</strong> di questi ruoli e di queste distorte capacità di relazione tra i ragazzi sono anzitutto da ricercarsi nell’ambiente familiare e nel modello educativo che i genitori trasmettono ai figli. I bulli sono <strong>ragazzi educati a dominare o prevaricare gli altri</strong> e non perché i genitori siano a loro volta prevaricatori, ma perché, magari, nella relazione di coppia, mettono in atto comportamenti aggressivi nei confronti dell’altro coniuge. Possono diventare bulli anche i ragazzini a cui i genitori dicono sempre “sì” per compensare il senso di colpa dovuto alle lunghe assenze dal lavoro.<strong> Le vittime</strong> dei bulli, invece, sono <strong>ragazzini timidi e introversi</strong>, magari troppo bene educati, che vengono visti e &#8220;vissuti&#8221;, dal branco dei bulli, come dei deboli o dei perdenti.</p>
<p>I<strong> genitori possono</strong> facilmente <strong>accorgersi</strong> se il loro bambino è vittima di <strong>bullismo</strong>, così come possono scoprire se lo stesso, invece, si comporta da bullo. La vittima del bullismo torna spesso a casa con libri e vestiti sgualciti o addirittura con dei lividi sul viso, sulle mani e sul resto del corpo. La vittima di bullismo può anche chiedere continuamente del denaro ai genitori ( per darlo magari ai compagni bulli che lo minacciano). Le difficoltà a rivelare le vessazioni subite possono indurre la vittima a manifestare anche irritabilità, comportamenti aggressivi o stati d’ansia e depressione.</p>
<p>Anche<strong> il bullo può essere</strong> facilmente <strong>smascherato</strong>. Il ragazzo che mette in atto comportamenti da bullo è di solito aggressivo e incapace di instaurare una relazione paritaria con gli altri; di solito manifesta anche scarso rispetto delle regole e tende a disobbedire sempre ai genitori o ad altre figure adulte di riferimento. Il bullo può anche tornare a casa con oggetti o piccole somme di danaro di cui i genitori sconoscono la provenienza. Le <strong>conseguenze del bullismo</strong> sono <strong>devastanti</strong> sia per i bulli che per le vittime. I primi possono sviluppare dei disturbi della condotta, i secondi, invece, gravi disturbi psicologici come scarsa autostima, ansia e depressione.</p>
<p>Se i genitori scoprono che il figlio è vittima di bullismo, devono immediatamente <strong>denunciare </strong>il fenomeno a insegnanti e dirigenti scolastici. Bisogna anche incontrare i genitori dei bulli per porre in essere severe strategie che impediscano ai loro figli di mettere in atto <strong>prepotenze e vessazioni.</strong> Il ragazzo vittima del bullismo deve inoltre parlare del problema con i genitori e gli insegnanti, non deve né vergognarsi, né sentirsi in colpa.</p>
<p>C’è da dire, inoltre, che il <strong>bullismo</strong> può essere <strong>diretto e indiretto</strong>. Il primo si manifesta con atti di violenza che colpiscono direttamente la vittima; il secondo, con azioni che tendono a escludere o emarginare la vittima dal gruppo. Si parla di bullismo indiretto anche quando la vittima è oggetto di<strong> calunnie e maldicenze</strong>. Questa forma di bullismo è frequentemente messa in atto dalle femmine, le quali tendono a parlar male della vittima con le altre compagne.</p>
<p>Quando le maldicenze vengono invece divulgate <strong>via chat, social network ed email,</strong> si parla di<strong> cyberbullismo</strong>. Questa forma di bullismo può essere denunciata alle autorità perché penalmente perseguibile. Se le maldicenze vengono divulgate da minorenni, la responsabilità penale ricadrà sui genitori.</p>
<p>Pur non esistendo uno specifico reato di “bullismo”, anche le prepotenze subite nella vita reale possono essere <strong>denunciate, sia civilmente che penalmente.</strong> I reati penali ravvisabili all’interno degli atti di bullismo sono molti, come, ad esempio, le percosse, i furti, le estorsioni di danaro, i danneggiamenti a cose e persone, le offese o ingiurie, le minacce e le prese in giro. Queste ultime si configurano come disturbo alle persone o molestia, reato previsto dall’art. 600 del codice penale. Il bullismo, dunque, si può sconfiggere denunciandolo e facendo prevalere le giuste regole della giustizia contro le ingiuste condotte della prepotenza e della violenza.</p>
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		<title>Bambini tecnologici: come i bambini si approcciano alle nuove tecnologie</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 14:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambini e nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[nuove tecnologie per bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Smanettano spesso su tablet e smarphone. Strimpellano pure sulle tastiere del Pc. Non sono dei comuni impiegati d’ufficio o dei manager, ma poco ci manca: sono i nostri figli, che fin dalla più tenera età sanno usare la tecnologia meglio di noi adulti. I nuovi sistemi touch screen, poi, rendono semplice e intuitivo il loro utilizzo. Non è che con i tasti i nostri</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Smanettano spesso su<strong> tablet e smarphone</strong>. Strimpellano pure sulle tastiere del Pc. Non sono dei comuni impiegati d’ufficio o dei manager, ma poco ci manca: sono i nostri figli, che fin dalla più tenera età sanno usare la tecnologia meglio di noi adulti. I nuovi sistemi touch screen, poi, rendono semplice e intuitivo il loro utilizzo. Non è che con i tasti i nostri <strong>bimbi</strong> siano da meno, anzi, basta mettergli in mano un blackberry con classica tastiera da mini pc e il gioco è fatto.</p>
<p>Il precoce utilizzo della tecnologia non è un rischio per i più piccoli, purché venga sapientemente gestito dai genitori. Sono loro che devono orientare le scelte dei bimbi in fatto di tecnologia, perché i piccoli, proprio perché ancora incapaci di intendere e di volere, non possono difendersi dalle costanti<strong> minacce digitali</strong>. E’ buona norma dunque permettere l’utilizzo di iphone, tablet e altri dispositivi solo in presenza di un genitore. Cliccare sulle app di gioco o su quelle didattiche può essere un’esperienza molto arricchente ed educativa, sia per l’adulto che per il piccolo.</p>
<p>Anche con i nuovi dispositivi elettronici vale la regola del “non si finisce mai di imparare”. Aiutando il bimbo ad usare correttamente la tecnologia, il <strong>genitore</strong> impara a relazionarsi in maniera più profonda e attenta con il proprio figlio, mentre quest’ultimo sviluppa invece il senso dell’appartenenza al nucleo familiare sperimentando anche il costante affetto dei genitori.</p>
<p>Il quadro appena fornito non è utopistico, ma facilmente raggiungibile con un po’ di <strong>tempo e</strong> di <strong>pazienza</strong>. L’approccio dei bimbi alle nuove tecnologie è infatti basato sull’entusiasmo e sulla curiosità, oltre che sul divertimento. Se lasciati <strong>soli</strong> a gestire semplici o complicati device di ultima generazione,<strong> i bimbi rischiano l’isolamento emotivo</strong> e la chiusura verso il mondo e la realtà.</p>
<p>E’ questo il rischio peggiore dell’uso smodato della tecnologia da parte dei bambini. Questo <strong>rischio è legato anche all’uso della playstation</strong>, ovvero del gioco digitale che ormai ha abbondantemente sostituito quello tradizionale. La playstation, lasciata in mano ai bimbi senza il controllo dei genitori, può dare anche vita a pericolose dipendenze che possono continuare anche nell’adolescenza.</p>
<p>E’ bene invece che i genitori selezionino attentamente i giochi delle app per tablet e smarphone e per playstation. Da questi dispositivi vanno evitati i giochi dove prevalgono la violenza e l’aggressione e vanno preferiti i giochi che stimolano il senso logico e l’apprendimento. Le <strong>app digitali</strong> sono disponibili per bimbi di qualsiasi età, anche dal primo anno di vita in poi. Per i bimbi in fasce esistono app che ripropongono il verso degli animali oppure la voce registrata dei genitori. Per i bimbi in età prescolare, invece, sono disponibili app didattiche che fanno conoscere ai piccoli le vocali e le lettere dell’alfabeto.</p>
<p>Il tema dell’<strong>alfabetizzazione digitale</strong> dei bambini è inoltre di scottante attualità, tanto che i colossi dell’informatica ( Apple, Microsoft e Samsung) sono scesi in campo per collaborare alla riuscita del progetto “scuola digitale” o “scuola 2.0” . Il progetto prevede che alunni e insegnanti dispongano di strumenti digitali per seguire le lezioni e per assimilarle meglio. Queste iniziative rendono “ buona” la tecnologia, la quale, in sé, non è cattiva, ma può diventarlo se usata in maniera impropria e incontrollata.</p>
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		<title>Fiabe personalizzate: cosa sono?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2014 13:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Favole per bambini]]></category>
		<category><![CDATA[favole]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe personalizzate]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le fiabe sono uno strumento importante nella formazione psico-affettiva dei bambini. Attraverso l’ascolto e la lettura, le fiabe, o favole, possono anche contribuire allo sviluppo di valori morali e di principi educativi. La funzione della favola non è dunque quella di illudere i più piccoli o di abituarli a vivere in un mondo di sogni, al contrario: il ruolo educativo della favola è altissimo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le<strong> fiabe</strong> sono uno strumento importante nella formazione psico-affettiva dei bambini. Attraverso l’ascolto e la lettura, le fiabe, o favole, possono anche contribuire allo sviluppo di valori morali e di principi educativi. La funzione della favola non è dunque quella di illudere i più piccoli o di abituarli a vivere in un mondo di sogni, al contrario: il ruolo educativo della favola è altissimo ed enormemente encomiabile.</p>
<p>Ma quando è il<strong> momento giusto</strong> per leggere le fiabe ai nostri figli? Di solito, l’età adatta all’ascolto della fiaba da parte del bambino è intorno ai tre anni, quando in genere avviene lo sviluppo cognitivo e la capacità di interazione con gli altri. Oggi, però, esiste un’alternativa ancora più interessante alla classica fiaba e si chiama <strong>“fiaba personalizzata</strong>”. La fiaba personalizzata è una storia favolistica realizzata e scritta apposta per il nostro bambino.</p>
<p>In questa fiaba, il bimbo o la bimba possono diventare pirati, fatine, principi e principesse, ovvero i grandi protagonisti del mondo delle fiabe. La differenza tra la fiaba tradizionale e quella personalizzata consiste dunque nell’esclusività della storia e nella creazione di personaggi che sono impersonati dal bambino. Questo tipo di fiaba, molto diffuso nel mondo anglosassone, sta prendendo piede, con discreto successo, anche in Italia.</p>
<p><strong>L’autore</strong> della fiaba personalizzata può essere il genitore oppure una persona appositamente incaricata di scriverla. L’autore esterno <strong>della fiaba</strong> è solitamente uno scrittore professionista che lavora per <strong>agenzie di scrittura</strong> o di copywriting. Saranno i genitori a scegliere l’oggetto e la lunghezza della fiaba sulla base dei desideri espressi dal bambino. Questo tipo di fiaba, personalizzata proprio in base alle esperienze dei più piccoli, ha l’effetto di favorire il processo di identificazione e di sviluppo dell’Io. Sentendosi protagonista di una fiaba, il bambino sviluppa, infatti, una maggiore consapevolezza di sé e del proprio ruolo all’interno della famiglia. Vedersi, poi, protagonista di una fiaba, rappresenta per il bambino anche un momento ludico di estremo divertimento.</p>
<p>Le<strong> fiabe personalizzate</strong> possono essere <strong>ascoltate o addirittura viste dal bimbo,</strong> grazie ad applicazioni grafiche e illustrazioni da visualizzare direttamente sul PC. Anche le illustrazioni possono essere scelte dai genitori. Saranno loro a dire se vogliono una fiaba piena di castelli abbandonati o di fatine pronte a compiere prodigi. L’agenzia incaricata della stesura rilegherà invece la fiaba e realizzerà le immagini suggerite dai genitori. Quelle relative al protagonista, ovvero al bimbo, saranno realizzate usando delle foto ad hoc fornite dai genitori.</p>
<p>Il costo della fiaba personalizzata varia in base alla sua lunghezza e complessità. Fiabe personalizzate di dieci o massimo<strong> dodici pagine costano circa 250 euro</strong>, mentre fiabe più lunghe e complesse possono costare anche 600 euro. A prescindere dai costi, la fiaba personalizzata è il regalo più bello e originale che si possa fare al proprio bambino. La storia, orchestrata e scritta con la collaborazione dei genitori, riporterà proprio la firma di questi ultimi, veri e unici artefici dell’idea. Questo tipo di fiaba è indicato non solo nella prima infanzia, ma anche nella seconda, ovvero dai sei ai dodici anni.<strong> Ogni fiaba è un pezzo unico</strong> e originale e per questo ancora più ricco di significato, sia per i genitori che per il bambino.</p>
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