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	<title>Bimbi &#187; Salute e Alimentazione bambini</title>
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	<description>Informazioni, strumenti e consigli per mamma e papà</description>
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		<title>Test di Gravidanza, quali sono e come eseguirli correttamente</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 18:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione in gravidanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I test di gravidanza, permettono alla potenziale madre di conoscere il suo stato, laddove si voglia verificare se si aspetta un bambino. Esistono diversi test disponibili per la suddetta verifica e in particolare con test fai da te o analisi del sangue. Il test fai da te, è quello più immediato per conoscere se la donna è incinta e può essere eseguito anche dal</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>test di gravidanza</strong>, permettono alla potenziale madre di conoscere il suo stato, laddove si voglia verificare se si aspetta un bambino.<br />
Esistono diversi test disponibili per la suddetta verifica e in particolare con test fai da te o analisi del sangue. Il test fai da te, è quello più immediato per conoscere se la donna è incinta e può essere eseguito anche dal primo giorno di ritardo della mestruazione.</p>
<p>In questo caso, si acquista il prodotto direttamente in farmacia (in alcuni casi anche al supermercato) e mediante un test sulle urine si attende la risposta sul proprio stato &#8220;interessante&#8221;. I costi, inoltre, sono molto contenuti e permettono in pochi minuti di ottenere un risultato sulla gravidanza abbastanza attendibile. In alternativa, è possibile eseguire un test di gravidanza presso laboratori specializzati e verificare mediante un prelievo di sangue se vi sono sintomi di gravidanza.</p>
<p>Il test, può essere eseguito dopo 10 giorni dalla data in cui si presume il concepimento del bambino e con una risposta in tempi molto veloci (entro 1 o 2 giorni). Il costo del test di gravidanza mediante analisi del sangue, è di poco superiore ai test fai da te, ma con una maggiore affidabilità circa l&#8217;esito dei risultati. In questa guida, saranno tanti gli aspetti trattati sull&#8217;argomento e per aiutare la potenziale mamma a decidere quale test utilizzare. Ecco, infatti, i tre punti che saranno affrontati:</p>
<ul>
<li>Quali sono i test disponibili: test fai da te e analisi del sangue.</li>
<li>Come si fa il test di gravidanza.</li>
<li>Quanto sono affidabili i test di gravidanza e quanto costano.</li>
</ul>
<h3>Test fai da te, analisi del sangue o entrambi?</h3>
<p><strong>Il test gravidanza fai da te</strong>, può essere eseguito dopo due settimane dal presunto concepimento o comunque dal primo giorno di ritardo del ciclo mestruale. Può essere svolto in un qualsiasi momento della giornata (anche se in genere è consigliabile la mattina appena sveglie) e prevede un riscontro del test mediante l&#8217;esame dell&#8217;urina. La potenziale madre, può acquistare il test in farmacia o al supermercato e utilizzarlo direttamente a casa per verificarne comodamente il risultato. L&#8217;obiettivo, è di verificare la presenza nelle urine di una sostanza nota come gonadotropina corionica umana (beta- HCG) che è alla base della futura formazione della placenta. Tra i pro, il facile utilizzo del test da parte della potenziale mamma e risultati veloci sul proprio stato dopo pochi minuti (laddove si identifichi la presenza del beta-HCG nelle urine). Tuttavia, la tempistica in cui poter eseguire il test è più lunga rispetto al test del sangue in laboratorio, bisogna infatti attendere almeno il 1° giorno di ritardo.</p>
<p><strong>Il test di gravidanza con esami del sangue</strong>, ha lo stesso obiettivo dei test fai da te, ossia confermare lo stato di gravidanza mediante la rilevazione del beta HCG all&#8217;interno del sangue (e non nelle urine). Può, tuttavia, essere eseguito in tempi più veloci rispetto al test fai da te e a partire da una settimana dalla data del presunto concepimento del bambino. Viene quindi prelevato del sangue dalla potenziale mamma e analizzata la presenza del beta HCG, con risultati che in genere possono essere consegnati in giornata o dopo uno o due giorni. Tra i pro, vi sono quelli di test abbastanza affidabili e da poter eseguire già a partire dai 7-10 giorni da un presunto sintomo di gravidanza, mentre tra i contro, vi sono dei costi un pò più alti rispetto ad un test fai da te e di dover comunque recarsi in laboratorio per eseguire il prelievo del proprio sangue per ulteriori conferme e per verificare il livello del beta HCG.</p>
<h3>Come si fa il test di gravidanza?</h3>
<p>Un test di gravidanza, è facile da eseguire e permette in tempi molto veloci di confermare i sintomi di gravidanza e di concepimento del feto. E&#8217; da decidere soprattutto la modalità di test da svolgere e con una scelta che può essere guidata da vari fattori:</p>
<ul>
<li><strong>Tempistiche a disposizione</strong> nel voler confermare dei sintomi di gravidanza. Con test che possono essere eseguiti a partire dai 7 giorni dalla data di presunto concepimento per le analisi del sangue in laboratorio e a partire dai 15 giorni o primo giorno di ritardo del ciclo, per le analisi sulle urine con test fai da te.</li>
<li><strong>Costi da voler sostenere</strong> per la verifica della gravidanza. Il test fai da te presenta dei costi minori rispetto al test in laboratorio.</li>
<li><strong>Modalità per eseguire il test</strong> con una scelta tra il proprio domicilio (test fai da te sulle urine) o in laboratorio (esami del sangue).</li>
</ul>
<p>Il test di gravidanza fai da te, impone di leggere attentamente le istruzioni sul suo corretto utilizzo. E&#8217; infatti importante, che la striscia farmaceutica o il test digitale sia inserito sotto il flusso di urina della potenziale madre per verificare dopo pochi minuti la formazione di un colore (e la presenza o l&#8217;assenza di gravidanza). Il test di gravidanza in laboratorio, invece, prevede solo di recarsi in un laboratorio specializzato per il prelievo del sangue e nell&#8217;attendere in giornata o al massimo nel giorno seguente, i risultati del test (con conferma o meno dello stato di gravidanza).</p>
<h3>Quanto sono affidabili i test di gravidanza e quanto costano</h3>
<p>I test di gravidanza sono molto affidabili e prevedono una percentuale del 99% per i test fai da te (con analisi sulle urine) e del 100% per i test in laboratorio (con analisi del sangue). Tuttavia, è spesso consigliabile utilizzare dei test fai da te solo per una prima conferma sui sintomi della gravidanza e optare comunque per controlli sullo stato di gravidanza mediante le analisi del sangue.</p>
<p>Il costo del test di gravidanza, invece, prevede cifre abbastanza accessibili e comprese a partire da 7 euro per i test fai da te da acquistare in farmacia o in supermercato. In molti casi, è possibile trovare in commercio anche confezioni con due test (con prezzi a partire da 15 euro) per una ulteriore conferma dello stato di gravidanza. Costi medi a partire da 20 euro, per i test del sangue presso i laboratori specializzati, da poter verificare personalmente recandosi in struttura (sono spesso consigliati anche dagli stessi ginecologi per verificare anche i propri valori del sangue e il dosaggio della beta HCG).</p>
<p>Per una guida completa sulle esenzioni in gravidanza vi suggeriamo di visitare la pagina dedicata sul sito del Ministero della salute: <a href="http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=1016&amp;area=esenzioni&amp;menu=vuoto" target="_blank">Esenzioni in gravidanza</a></p>
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		<title>Diagnosi prenatale, guida agli esami in gravidanza</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 12:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le diagnosi prenatale sono tra gli esami più importanti da eseguire in gravidanza e possono essere suddivisi in base al loro grado di invasività, in due categorie: Analisi prenatale non invasive come il NIPT, il non invasive prenatale testing. Analisi prenatale invasive come la amniocentesi e la villocentesi. Negli esami in gravidanza, soprattutto laddove la madre superi i 35 anni di età o presenti</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>diagnosi prenatale</strong> sono tra gli esami più importanti da eseguire in gravidanza e possono essere suddivisi in base al loro grado di invasività, in due categorie:</p>
<ul>
<li><strong>Analisi prenatale non invasive </strong>come il <strong>NIPT</strong>, il non invasive prenatale testing.</li>
<li><strong>Analisi prenatale invasive </strong>come la amniocentesi e la villocentesi.</li>
</ul>
<p><br/><br />
Negli esami in gravidanza, soprattutto laddove la madre superi i 35 anni di età o presenti malattie genetiche o cromosomiche in famiglia (anche nel caso del proprio partner) è richiesto di eseguire alcuni di questi esami, in modo da tenere sotto controllo lo stato del feto e verificare la presenza di anomalie cromosomiche o genetiche. Il <strong>test prenatale non invasivo</strong>, è una prima modalità di questi esami, ed è svolto nelle prime settimane di gravidanza mediante un piccolo prelievo di sangue della madre al fine di analizzare la composizione del DNA e verificare la presenza di eventuali anomalie. E&#8217; consigliata, soprattutto nel caso di una età avanzata della futura mamma e per verificare eventuali rischi della gravidanza su anomalie cromosomiche quali la Sindrome di Down. E&#8217; una tecnica, che presenta come pro la non invasività nel feto e il raggiungimento di diagnosi prenatali non invasive importanti circa la presenza di eventuali anomalie cromosomiche in tempi più veloci. Tra i contro, invece, gli alti costi che questa tecnica comporta per essere eseguita rispetto ad altre analisi altrettanto importanti in gravidanza.</p>
<p><strong>Le analisi invasive</strong>, sono svolte tra i due e i tre mesi di vita del feto e sono tra gli esami in gravidanza più importanti da eseguire per verificare come procede quest&#8217;ultima. In particolare, <strong>l&#8217;amniocentesi</strong>, prevede un prelievo del liquido amniotico per la verifica di eventuali malattie genetiche del feto. Tra i pro, vi sono i tempi molto veloci per ricevere le diagnosi prenatali invasive (in circa 20 giorni) mentre tra i contro, la tecnica comunque invasiva con un rischio di perdita fetale sullo 0,5%. La <strong>Villocentesi</strong>, invece, è svolta con prelievi di piccole quantità di villi coriali (ossia la parte embrionale della placenta). L&#8217;obiettivo, è di verificare la presenza di malattie genetiche nel feto e rispetto ad altre tecniche invasive, presenta delle diagnosi più complete. Tra i pro della Villocentesi, vi sono i tempi veloci della diagnosi sullo stato del feto rispetto alla presenza di malattie genetiche, mentre tra i contro, la possibilità di rischio di perdita fetale attorno all&#8217;1%.</p>
<h2>NIPT, test prenatale non invasivo</h2>
<p><em>Come si fa, a cosa serve, pro e contro, dove farlo, quanto tempo passa per avere il risultato, quanto costa?</em></p>
<p>Il <strong>NIPT è un test prenatale</strong> <strong>non invasivo</strong> di ultima generazione che permette di individuare con maggiore precisione la presenza di malattie genetiche nel feto e di una delle anomalie cromosomiche più diffuse come la sindrome di Down (con la presenza di una terza copia del cromosoma 21). E&#8217; un test, consigliato soprattutto nel caso di madri in età avanzata (e in particolare dai 40 anni in su) e che, a differenza di altre analisi prenatale come la amniocentesi e la villocentesi (ossia tecniche invasive) permette di raggiungere il medesimo risultato sul controllo nel feto da anomalie genetiche in modo meno aggressivo e soprattutto non invasivo.</p>
<p>Il NIPT, è il non invasive prenatale testing, ed è una analisi prenatale non invasiva eseguita sul sangue della madre e nel controllo sulle cellule provenienti dalla placenta del DNA del feto. Serve, per individuare anomalie cromosomiche e per individuare alcune importanti malattie come la sindrome di Down. Tra i pro di questa tecnica, vi è quella di una maggiore percentuale di precisione delle diagnosi prenatali non invasive nel definire la presenza di anomalie cromosomiche e con una minore invasione rispetto a tecniche analoghe come la amniocentesi (con rischio di perdita fetale dell&#8217;1%). Tuttavia, presenta tra i suoi contro, dei costi ancora troppo alti e non coperti dal servizio sanitario nazionale. Per eseguire le analisi del NIPT, infatti, è necessario rivolgersi a delle strutture private e con costi da sostenere anche attorno ai 1100 euro.</p>
<p><em>Come si fa il test prenatale non invasivo NIPT? </em>E&#8217; sufficiente un prelievo di sangue della madre e la verifica dei frammenti di placenta contenuti al suo interno. Lo scopo, è di analizzare la presenza di tre importanti trisomie collegate alle malattie genetiche più diffuse al mondo: Trisomia 21 e sindrome di Down, Trisomia 13 e sindrome di Patau, Trisomia 18 e sindrome di Edwards. Può essere eseguita dalla decima settimana di gravidanza e con una diagnosi consegnata in genere entro le 2 settimane. Al momento, i test non sono coperti dal servizio sanitario nazionale e possono essere eseguiti solo presso strutture private. Di conseguenza, è necessario prima informarsi presso le strutture autorizzate a tale tecnica e dei servizi offerti con relativi costi. <em>Quali elementi in particolare sono da verificare prima di eseguire le suddette analisi in gravidanza?</em></p>
<ul>
<li>Assistenza sulle procedure per il prelievo del sangue della madre e analisi sui frammenti di placenta del feto.</li>
<li>Costi richiesti dalla struttura per eseguire le analisi e tempi di consegna della diagnosi.</li>
<li>Eventuale assistenza nel caso in cui il risultato sia positivo e si verifichi la presenza di anomalie genetiche quali la sindrome di Down.</li>
</ul>
<p>Trovate maggiori informazioni sul sito del Ministero della Salute al seguente link: <a href="http://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&#038;id=2381">NIPT &#8211; Linea guida</a><br />
<br/></p>
<h2>Amniocentesi</h2>
<p><em> come si fa, a cosa serve, pro e contro, dove farlo,  quanto tempo passa per avere il risultato, quanto costa?</em></p>
<p><strong>L&#8217;amniocentesi</strong>, è una analisi prenatale per la prevenzione di malattie genetiche nel feto e si fa mediante un prelievo di una piccola quantità di liquido amniotico. Eseguito attorno alla 16°settimana, è consigliato soprattutto per le donne con una età superiore ai 35 anni o con la presenza in famiglie di patologie cromosomiche e per le quali è prevista anche la possibilità di accesso ad esami in modo gratuito presso delle strutture sanitarie pubbliche.</p>
<p>L&#8217;amniocentesi è svolta in ambulatorio mediante una puntura trans addominale per il prelievo del liquido amniotico e per rivelare delle anomalie cromosomiche come la sindrome di Down e con tempi di diagnosi entro i 20 giorni. Essendo una tecnica invasiva, può comportare dei rischi per la perdita del liquido amniotico e per la perdita fetale (con percentuali tuttavia basse dello 0,5%). Tra i pro di questa tecnica, vi è la prevenzione sul feto nel poter conoscere per tempo la presenza di anomalie cromosomiche come la sindrome di Down e di test che possono essere eseguiti gratuitamente in molte strutture pubbliche.</p>
<p>In particolare, le diagnosi prenatale sull&#8217;amniocentesi, possono essere gratuite nel caso di donne con età superiore ai 35 anni o con anomalie genetiche già verificate in famiglia, ossia con una maggiore percentuale di rischio rispetto alla possibilità che si verifichi anche nel feto tale anomalia. In alternativa, è possibile richiedere tali analisi anche in strutture private, ma i costi previsti sono più alti e in genere a partire dai 600 euro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Villocentesi</h2>
<p><em>Come si fa, a cosa serve, pro e contro, dove farlo,  quanto tempo passa per avere il risultato, quanto costa?</em></p>
<p><strong>La Villocentesi</strong> è una ulteriore analisi prenatale per la prevenzione di malattie cromosomiche e genetiche del feto e con prelievi dei villi coriali (ossia di una componente molto importante per la placenta). Viene eseguita dalla 11° settimana di gravidanza attraverso una puntura sull&#8217;addome della donna o in alternativa sulla cervice uterina per le analisi sullo stato del feto. Permette sia di individuare la presenza di eventuali anomalie cromosomiche come la sindrome di Down (laddove si individui il Trisoma 21) e sia di eventuali malattie generiche come la fibrosi cistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono in genere sottoposte alle tecniche di Villocentesi, le donne in età avanzata o coppie con precedenti figli soggetti ad anomalie cromosomiche o a rischio di malattie genetiche come la fibrosi cistica. In tali casi, tra l&#8217;altro, gli esami possono essere eseguiti gratuitamente presso delle strutture pubbliche. In alternativa, è possibile rivolgersi anche a strutture private, ma con costi più alti a partire da 1000 euro. Altre informazioni importanti da conoscere rispetto a questa tecnica, sono sui pro e i contro. Tra i pro, i tempi di risposta della diagnosi di circa 20 giorni e della possibilità di poter eseguire dei controlli nel feto e sul rischio di malattie genetiche o cromosomiche prima di altre tecnica invasive come la amniocentesi. Tra i contro, invece, i rischi di perdita fetale stimati su percentuali dell&#8217;1% (comunque basse) e perdita di sangue per la madre (con rischi comunque bassi).</p>
<h2>Analisi invasive e non invasive, pro e contro</h2>
<p>Le tecniche non invasive, sono quelle al momento più all&#8217;avanguardia per la verifica nel feto di anomalie cromosomiche, sono più precise e soprattutto con un minore rischio di perdita fetale. Tuttavia, gli alti costi ancora presenti possono portare a propendere verso soluzioni alternative e con percentuali comunque significative sui risultati forniti nelle diagnosi prenatale come la amniocentesi e la villocentesi (ossia tecniche invasive). Nella maggior parte dei casi, infatti, tali analisi possono essere eseguite gratuitamente presso strutture sanitarie pubbliche (soprattutto nel caso di donne con una età superiore ai 35 anni) e portare ad una percentuale di affidabilità comunque alta. Ad ogni modo, è consigliabile valutare caso per caso a quale tecnica sottoporsi per gli esami in gravidanza, relativi costi e di:</p>
<ul>
<li>Tempi di esecuzione delle analisi tra la nona e la decima settimana per le analisi prenatale non invasive e nei primi mesi di gravidanza per le analisi prenatale invasive come l&#8217;amniocentesi e la villocentesi.</li>
<li>Il NIPT è tra le migliori tecniche non invasive per individuare la presenza di malattie genetiche o anomalie cromosomiche come la sindrome di Down.</li>
<li>L&#8217;amniocentesi è una tecnica invasiva per individuare la presenza di eventuali malattie genetiche nel feto. Il prelievo e le analisi sono eseguite attorno alla 16° settimana sul liquido amniotico e permettono di individuare anomalie cromosomiche come la sindrome di Down.</li>
<li>La villocentesi, è una tecnica invasiva che può essere eseguita dalla 11° settimana di vita del feto e per individuare la presenza di eventuali malattie genetiche come la fibrosi cistica o di anomalie cromosomiche come la sindrome di Down.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rimedi ai disturbi in gravidanza</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2016 12:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[disturbi in gravidanza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In questo articolo tratteremo alcuni dei disagi più comuni che le donne incontrano durante il periodo di gestazione, disturbi certamente fastidiosi ma anche naturali in questo periodo così cruciale della vita della mamma e del bimbo che porta in grembo. Cercheremo di fornire consigli su come affrontare al meglio questi disturbi in gravidanza. 1. Nausea La nausea gravidica è un disturbo che fa la</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo tratteremo alcuni dei disagi più comuni che le donne incontrano durante il periodo di gestazione, disturbi certamente fastidiosi ma anche naturali in questo periodo così cruciale della vita della mamma e del bimbo che porta in grembo.</p>
<p>Cercheremo di fornire consigli su come affrontare al meglio questi disturbi in gravidanza.</p>
<h3>1. Nausea</h3>
<p>La nausea gravidica è un disturbo che fa la sua comparsa intorno la quinta o sesta settimana di gravidanza e normalmente si conclude a conclusione del terzo mese.<br />
Anche se le cause di questo disturbo non sono del tutto chiare, sono certamente legate all&#8217;alterazione e all&#8217;aumento ormonale che la donna vive in questo periodo. I principali ormoni in gravidanza sono gli estrogeni e il progesterone, questi subiscono un incremento costante durante tutta la gravidanza per garantire una buona gestazione, la crescita e il benessere del feto.<br />
Potremmo quindi dire che questo aumento ormonale è una medaglia dalle due facce, se da una parte è un&#8217;azione naturale che il corpo della donna incinta mette in campo a garanzia di una buona gravidanza, dall&#8217;altra ha il fastidioso effetto collaterale della nausea.<br />
Da persona a persona la nausea si può presentare in maniera più o meno intensa, per alcune si tratta soltanto di repulsione verso certi odori particolari, per altre si tratta di conati di vomito limitati al mattino, per altre ancora invece diventa vomito che si può ripetere diverse volte durante la giornata.</p>
<h2 class="rimedi">Rimedi alla nausea in gravidanza</h2>
<p>Così come l&#8217;intensità e la frequenza della nausea è soggettiva, allo stesso modo non esiste un rimedio che vada bene a tutte, ecco perchè ne elenchiamo una lista di quelli ritenuti più efficaci.</p>
<ul>
<li>Mangiare poco e di frequente, tenere sempre dei cracker a portata di mano da consumare al bisogno.</li>
<li>Zenzero. La documentazione scientifica ci dice che lo zenzero svolge un&#8217;efficace azione anti-nausea. A volte non è facile reperirlo al naturale ma si trova più facilmente (e comodamente) sotto forma di biscotti o caramelle. Pur essendo un rimedio naturale se ne consiglia un consumo moderato e al bisogno, senza eccessi.</li>
<li>Braccialetti antinausea, composti di un tessuto elastico che fa da base a una sfera. Questa pallina va a premere su uno speciale punto dell’avambraccio donando la sensazione di sollievo dalla nausea. </li>
</ul>
<hr/>
<h3>Seno dolorante</h3>
<p>Sin dall&#8217;inizio della gravidanza il seno tende ad incrementare il suo volume e a diventare più teso.<br />
Come nel caso precedente i responsabili sono sempre gli ormoni , la prolattina in particolare che ha il compito di preparare il seno all&#8217;allattamento.<br />
In questo periodo le ghiandole del seno crescono mentre il tessuto adiposo che fa un pò da cuscinetto diminuisce ecco perchè il seno risulta più sensibile e dolente al tatto. Questa evoluzione porterà alla produzione di colostro intorno al quinto mese di gravidanza, questo costituirà il primo alimento del neonato.</p>
<h2 class="rimedi">Rimedi al seno indolenzito</h2>
<ul>
<li>Utilizzare un reggiseno con maggiore sostegno e adeguatamente contenitivo.<br />
E&#8217; preferibile utilizzare in reggiseno in cotone,  senza ferretto e dalla trama semplice (niente pizzo).</li>
</ul>
<hr/>
<h3>Stanchezza e sonnolenza</h3>
<p>Specialmente nella fase iniziale della gravidanza un senso di spossatezza e di torpore è molto comune e del tutto normale.<br />
L&#8217;organismo si sta adattando al nuovo stato e ai cambiamenti che a partire da questo periodo si manifesteranno.<br />
Anche in questo caso l&#8217;azione di alcuni ormoni, progesterone e Beta HCG, determinano questo stato nel primo trimestre di gravidanza, dopo questa fase comunque tende progressivamente migliorare.<br />
Ad risentire in maggior misura di questo stato di stanchezza sono soprattutto le donne più attive che per attitudine sono abituate a fare di tutto di più e che anche in questa fase vorrebbero continuare a tenere i ritmo di sempre, mentre il loro fisico chiede loro di rallentare.</p>
<h2 class="rimedi">Rimedi alla stanchezza in gravidanza</h2>
<ul>
<li>Assecondare il proprio fisico in questa fase rallentando i propri ritmi e congedendosi riposo e pennichelle quando se ne sente il bisogno.</li>
<li>Evitare sforzi e carichi di lavoro eccessivi, in questo periodo bisogna maggiormente prendersi cura di se facendosi supportare dal compagno o dagli amici per i lavoro più pesanti o stressanti.</li>
<li>Monitorare il valore del ferro nelle analisi al sangue. In caso di valori al di sotto della soglia il vostro ginecologo potrebbe consigliarvi degli integratori. Non assumerne se non sotto prescrizione del vostro ginecologo.</li>
</ul>
<hr/>
<h3>Mal di schiena</h3>
<p>Il dolore alla zona lombare o anche al bacino e alle articolazioni può essere avvertito intorno al quarto-quinto mese di gravidanza.<br />
Ne soffre circa la metà delle donne in questo periodo a causa dell&#8217;aumento del peso del pancione che sposta in avanti il baricentro della donna e sollecita maggiormente la colonna vertebrale e la zona lombare. Si innesca quindi un meccanismo di riflesso per cui la donna tende a bilanciare l&#8217;equilibrio portando il busto all&#8217;indietro e assumendo una postura scorretta che alla lunga provocando dolore.<br />
Purtroppo nei mesi a seguire questa situazione tende a non migliorare a causa del fisiologico aumento di peso del bebè e della placenta. Il problema potrebbe accentuarsi per quelle donne che già prima della gravidanza soffrivano già di dolori alla schiena o di patologie alla colonna vertebrale. Il tutto comunque rientra spontaneamente alla nascita del bambino.</p>
<h2 class="rimedi">Rimedi al mal di schiena in gravidanza</h2>
<ul>
<li>Per contrastare il mal di schiena è consigliato del moderato esercizio fisico come yoga e piscina. Il movimento tende ad allentare la tensione muscolare e a facilitare la diminuzione del dolore alla schiena.</li>
<li>Evitare di stare troppo tempo sedute perchè la sedentarietà non aiuta, potete aiutarvi con cuscini o supporto lombari.</li>
<li>Dormire di fianco anzicché sullaschiena.</li>
<li>Non aumentare eccessivamente di peso. Se da una parte un aumento fisiologico del peso della futura mamma è normale, eccedere con i chili non fa che gravare la pressione sulla colonna vertebrale.</li>
</ul>
<hr/>
<h3>Stitichezza</h3>
<p>Questo fastidioso disturbo è più frequente nella fase iniziale e finale della gravidanza.<br />
Nel primo periodo infatti a causa dell&#8217;aumento del progesterone per contrastare le contrazioni vi è un rilassamento dei muscoli. Questa situazione non facilità la regolarità intestinale e può provocare stipsi.<br />
Verso la fine della gravidanza invece a causa dell&#8217;aumentato volume dell&#8217;utero si può crea una pressione sul colon e quindi un ostacolo alla normale evaquazione.</p>
<h2 class="rimedi">Rimedi alla stitichezza in gravidanza</h2>
<ul>
<li>Idratarsi spesso, bere molto e assumere cibi ricchi di liquidi è importante in questa fase.</li>
<li>Consumare alimenti ricchi di fibre come cereali integrali, frutti di bosco, pere, mele, etc.</li>
<li>In caso i rimedi precedenti non sortissero effetto chiedere consulto al proprio ginecologo il quale può indicarvi dei lassativi adatti al vostro stato.</li>
</ul>
<hr/>
<h3>Mani e piedi gonfi</h3>
<p>In particolare nell&#8217;ultimo trimestre di gravidanza è piuttosto comune il gonfiore a mani e piedi dovuto alla <strong>ritenzione idrica</strong>.<br />
Cosa accade nel corpo della donna in questo periodo? Nel fisico della futura mamma vi è un accumulo liquidi intracellulare, si tratta di liquidi che il corpo non riesce a smaltire adeguatamente. L&#8217;effetto di questo accumulo non è altro che il tipico e fastidioso  rigonfiamento di mani, caviglie e piedi.<br />
La mani e i piedi gonfi diventano anche doloranti e l&#8217;abbigliamento e gli accessori di tutti i giorno come anelli, fede nuziale, scarpe cominciano a diventare scomodi o addirittura insopportabili se indossati. </p>
<h2 class="rimedi">Rimedi a mani e piedi gonfi in gravidanza</h2>
<ul>
<li>Utilizzare scarpe comode con tacco basso e pianta larga.</li>
<li>Durante la giornata concedersi alcune ore sdraiata con le gambe e i piedi in posizione rialzata, aiutarsi posizionando dei cuscini sotto le gambe.</li>
<li>Specie per il gonfiore a gambe e piedi i massaggi linfodrenanti possono essere efficaci contro i liquidi ristagnanti svolgendo un&#8217;azione di allegerimento. Rivolgersi però ad operatori esperti e sempre in accordo con le indicazioni del proprio ginecologo.
</li>
</ul>
<hr/>
<h3>Macchie della pelle</h3>
<p>&#8220;Cloasma gravidico&#8221; o &#8220;Maschera gravidica&#8221; possono suonare abbastanza inquietanti anche se in realtà si tratta di macchie alla pelle in particolare al viso.<br />
Le parti più colpite sono generalmente naso, zigomi, fronte, e labbra, che presentano zone più scure rispetto al normale colorito della pelle.<br />
Il fenomeno dovuto allo sbalzo ormonale in gravidanza provoca una stimolazione della melatonina e si acuisce se vi è un&#8217;esposizione al sole.</p>
<h2 class="rimedi">Rimedi alle macchie in gravidanza</h2>
<ul>
<li>Evitare lunga esposizione al sole e comunque proteggere sempre la pelle con una crema da giorno con protezione adeguata.</li>
<li>In molti casi al &#8220;rientro&#8221; dei normali valori ormonali le macchie tendono ad attenuarsi e a sparire ma se rimanessero visibili è possibile sottoporsi a peeling o laser. Rivolgetevi sempre a centri specializzati di provata competenza e professionalità.</li>
</ul>
<hr/>
<h3>Smagliature</h3>
<p>Ogni donna conosce o ha certamente sentito il fenomeno delle smagliature giacchè non si verifica esclusivamente nel periodo di gravidanza che se è comune in questa fase.<br />
La nostra pelle per quanto elastica se sottoposta ad un&#8217;eccessiva e rapida tensione tende a &#8220;smagliarsi&#8221; presentando delle striature di colore variabile dal rossastro al bianco perla.<br />
Questo fenomeno è presente in particolare nelle donne incinte a causa dell&#8217;aumento rapido del volume del seno e dell&#8217;addome. </p>
<h2 class="rimedi">Rimedi alle smagliature in gravidanza</h2>
<ul>
<li>Come azione preventiva per rendere la pelle più elastica in modo da sopportare la tensione, idratare e massaggiare ogni giorno le zone interessate con creme ricche di oli vegetali</li>
<li>Mantenere una buona idratazione è un &#8220;must&#8221; in questo periodo quindi oltre che esternamente il nostro corpo va arricchito interamente seguendo una dieta adeguata e un consumo di acqua adeguato</li>
<li>Se le smagliature tendono a rimanere, dopo il parto esistono dei trattamenti per la riduzione dell&#8217;inestetismo  utilizzando prodotti chimici, radiofrequenza o laser. </li>
</ul>
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		<title>Naso chiuso neonati, rimedi</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2016 11:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[biADMIN01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione neonato]]></category>
		<category><![CDATA[lavaggio nasale neonato]]></category>
		<category><![CDATA[naso chiuso]]></category>
		<category><![CDATA[raffreddore neonato]]></category>
		<category><![CDATA[soluzione fisiologica]]></category>
		<category><![CDATA[soluzioni saline]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Come tutte le mamme sanno, il lavaggio del naso del neonato entra a pieno titolo tra i riti quotidiani al pari dell&#8217;allattamento, il cambio del pannolino e il bagnetto. Il naso chiuso nei neonati è abbastanza comune, specie nel primo periodo di vita quando ancora il piccolo non può soffiarsi il naso, in questi casi è necessario che un adulto provveda ad aiutarlo a</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutte le mamme sanno, il <strong>lavaggio del naso del neonato</strong> entra a pieno titolo tra i riti quotidiani al pari dell&#8217;allattamento, il cambio del pannolino e il bagnetto.<br />
Il naso chiuso nei neonati è abbastanza comune, specie nel primo periodo di vita quando ancora il piccolo non può soffiarsi il naso, in questi casi è necessario che un adulto provveda ad aiutarlo a liberarsi del muco in eccesso con aspiratori e soluzioni saline. Questa igiene gli consentirà di mantenere una respirazione normale e di evitare infiammazioni delle vie respiratorie come le fastidiose otiti e sinusidi.<br />
Mantenere il nasino libero è indispensabile anche perchè ha delle ricadute dirette sull&#8217;alimentazione e il sonno del neonato che come sappiamo sono cruciali nei primi mesi di vita.</p>
<p>La pediatra in presenza di naso chiuso nei neonati suggerisce l&#8217;utilizzo di acqua fisiologica o soluzioni saline per fluidificare il muco tramite lavaggio nasale e un aspiratore per far fuoriuscire ed eliminare le secrezioni nasali.</p>
<h3>Soluzioni saline</h3>
<p>Ne esistono di due tipi: la <strong>soluzione isotonica</strong> a bassa concentrazione di sali mentre la <strong>soluzione ipertonica</strong> ad alta concentrazione di sali.<br />
La isotonica per la sua composizione è ideale per la pulizia quotidiana del naso, la soluzione ipertonica in più è indicata come decongestionante del naso.<br />
In commercio esistono diverse aziende che offrono kit già completi di fiale isotoniche e ipertoniche e aspiratore nasale, si differenziano tra di loro per la quantità di minerali e oligoelementi contenute nella soluzione: dalla semplice acqua con aggiunta di sale, all&#8217;acqua di mare diluita fino al cosiddetto siero di mare che contiene la maggiore concentrazione di minerali e oligoelementi.<br />
E&#8217; possibile preparare la soluzione fisiologica anche a casa servendosi di acqua e sale nelle giuste proporzioni, di un bicchiere e di una siringa (senza ago ovviamente). Assicurandosi che l&#8217;acqua sia pura e chiedere al proprio pediatra maggiori informazioni sulla quantità di di sale da diluire in acqua nel caso si voglia ottenere una soluzione isotonica o ipertonica.<br />
La soluzione <em>fai da te </em>un processo meno pratico rispetto ai flaconcini già pronti ma può essere un&#8217;alternativa per chi vuole affidarsi a <strong>rimedi naturali per la pulizia del naso</strong> del neonato.</p>
<h3>Lavaggio del naso del neonato</h3>
<p>L&#8217;operazione di lavaggio del nasino richiede semplici passaggi ma richiede che venga effettuata garantendo la sicurezza del bambino.</p>
<ol>
<li>Su di un piano orizzontale e al sicuro da cadute adagiare il bambino tenendolo con la testa reclinata all&#8217;indietro (più bassa rispetto alle braccia e al corpo).</li>
<li>Introdurre il beccuccio del della soluzione in una narice e premere il flaconcino delicatamente, ripetere l&#8217;operazione con l&#8217;altra narice</li>
<li>Aspirare le secrezioni nasali e il liquido in eccesso servendosi di un aspiratore nasale e asciugare il naso.</li>
</ol>
<h3>Consigli</h3>
<p>Con l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno e a causa del riscaldamento l&#8217;umidificazione degli ambienti può venire compromessa risultando in aria troppo secca per i bambini. È bene tenerne conto e garantire un grado di umidità intorno al 50%.<br />
Un ulteriore consiglio, anche se potrebbe risultare scontato, è quello di tenere il neonato o il bambino lontano dal fumo di sigarette e affini in quanto hanno un impatto molto negativo sulle vie respiratorie e non solo.</p>
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		<title>Depressione post partum: cos’è</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2014 08:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione in gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[baby blues]]></category>
		<category><![CDATA[depressione post parto]]></category>
		<category><![CDATA[depressione post partum]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La nascita di un bambino rappresenta uno degli eventi più felici nella vita di una coppia. Al tempo stesso, però,  la nascita di un figlio, specie del primogenito, può rivelarsi sconvolgente per la neomamma, costretta, da un momento all’altro, a rivedere i propri ritmi di vita in funzione del nuovo arrivato. Per alcune donne, i giorni e i mesi successivi al parto possono rivelarsi</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La nascita di un bambino rappresenta uno degli eventi più felici nella vita di una coppia. Al tempo stesso, però,  la nascita di un figlio, specie del primogenito, può rivelarsi sconvolgente per la neomamma, costretta, da un momento all’altro, a rivedere i propri ritmi di vita in funzione del nuovo arrivato. Per alcune donne, i giorni e i mesi successivi al parto possono rivelarsi particolarmente traumatici e stressanti, talmente faticosi da innescare una patologia psichica conosciuta con il nome di “<strong>depressione post partum</strong>”.</p>
<p>La depressione post partum è una patologia accompagnata da forti <strong>sentimenti di</strong> tristezza e disagio, ma anche di <strong>inadeguatezza</strong> nei confronti del ruolo di madre o nei confronti del proprio bambino. La mamma depressa sperimenta spesso la sensazione di non essere in grado o capace di prendersi cura del proprio bebé. Sentimenti di tristezza e malinconia possono normalmente manifestarsi <strong>dopo il parto</strong>, ma senza essere il sintomo della depressione post-parto. Questi sentimenti, causati dai bruschi cambiamenti ormonali indotti dal parto, rientrano in una sindrome chiamata “ baby blues”.</p>
<p>La <strong>malinconia</strong> tipica del “baby blues” comporta anche <strong>crisi di pianto</strong>, ma tende a risolversi spontaneamente dopo pochi giorni o qualche settimana dal parto. Se la tristezza e le crisi di pianto dovessero invece persistere per più settimane, allora potrebbe trattarsi di depressione post &#8211; parto. I sintomi della depressione post-parto comprendono forte abbattimento emotivo, crisi di pianto, sensazione di non amare il proprio bambino, insonnia e inappetenza.</p>
<p>Questa depressione può manifestarsi <strong>anche dopo un anno dalla nascita del piccolo</strong>. Secondo recenti statistiche, le mamme depresse sono in aumento: circa l’80% delle neomamme soffre o ha sofferto di baby blues, mentre il 70% ha sviluppato una vera e propria depressione post partum.</p>
<p>Tra le <strong>cause</strong> della depressione post partum, i <strong>cambiamenti ormonali</strong> prodotti dalla gravidanza e dal parto, la mancanza di sonno e una precedente storia di depressione da parte della neomamma. Nei casi più gravi e non trattati, la depressione post partum può trasformarsi anche in psicosi, con senso di alienazione e allontanamento emotivo dal proprio bambino e allucinazioni come sentire delle voci che non esistono.</p>
<p>La depressione post partum viene considerata anche una delle tante malattie dell’era moderna. Oggi, infatti, esistono delle <strong>mutate condizioni sociali</strong> che giocano un ruolo determinante nello sviluppo della patologia. In passato, infatti, le neomamme godevano di una più vasta rete di relazioni parentali e amicali e venivano aiutate dal resto della famiglia e dai vicini nella cura e gestione del piccolo. Oggi, invece, le donne moderne sperimentano una forma di<strong> isolamento</strong> sociale che le costringe ad occuparsi del bimbo in completa solitudine e per molte ore al giorno.</p>
<p>Le mamme moderne, inoltre, vivono il pressante <strong>conflitto tra molteplici ruoli</strong>, ovvero mamme, mogli, casalinghe e lavoratrici. Nelle donne tendenti al perfezionismo, il voler fare tutto e bene e la consapevolezza di non poterci riuscire, possono innescare sentimenti di inadeguatezza che stanno proprio alla base della depressione post partum. E’ importante che le neomamme depresse non si sentano in colpa per la loro depressione, che, lo ribadiamo, è una malattia da curare come tutte le altre.</p>
<p>La depressione post partum si<strong> cura attraverso la psicoterapia</strong>, ma anche con farmaci prescritti dal medico. In Italia esistono, inoltre, molti centri specializzati nella cura della depressione post partum. In questi centri, le mamme si incontrano, si confidano e condividono una serie di attività rilassanti, tra cui gli esercizi yoga.</p>
<p>Durante le psicoterapia, la neomamma imparerà ad <strong>accettare i propri limiti e</strong> a <strong>gestirli</strong> senza insicurezze e paure, ma non solo: imparerà anche a costruire il legame con il proprio bambino, legame che non si realizza immediatamente, ma va sviluppato e coltivato come qualsiasi altra relazione. Con il loro <strong>supporto</strong>, inoltre, marito, genitori e suoceri possono aiutare la donna a prendersi cura del proprio bimbo senza stress e fatica e a godere della felicità di essere diventata mamma.</p>
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		<title>Rischi delle carenze affettive nei bambini</title>
		<link>https://www.bimbi.net/rischi-delle-carenze-affettive-nei-bambini.html</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 08:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione bambini]]></category>
		<category><![CDATA[carenze affettive bambini]]></category>
		<category><![CDATA[rischi carenze affettive]]></category>
		<category><![CDATA[rischi carenze affettive bimbi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Fare i genitori, si sa, è il mestiere più difficile del mondo. Specie per i primogeniti, non è mai semplice individuare il giusto confine tra l’eccesso o la carenza di affetto. Le troppe coccole, infatti, potrebbero far male al pari delle poche carezze e attenzioni. Dove trovare dunque il perfetto equilibro tra amore ed autorevolezza? Non è semplice rispondere a questa domanda, ma vale</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fare i<strong> genitori</strong>, si sa, è il mestiere più difficile del mondo. Specie per i primogeniti, non è mai semplice individuare il giusto confine tra <strong>l’eccesso o</strong> la <strong>carenza di affetto.</strong> Le troppe coccole, infatti, potrebbero far male al pari delle poche carezze e attenzioni. Dove trovare dunque il perfetto equilibro tra amore ed autorevolezza? Non è semplice rispondere a questa domanda, ma vale la pena aggiungere che anche nel mestiere di genitori la perfezione non esiste.</p>
<p>Nel <strong>percorso di crescita dei propri bambini</strong> bisogna solo farsi guidare dall’amore e dal buon senso. In tale contesto è utile sapere che i bambini, specie nei primi cinque anni di vita, hanno bisogno di un legame affettivo molto forte con le figure adulte di riferimento. I primi tre e sei mesi sono inoltre fondamentali per gettare le basi del loro futuro sviluppo affettivo. Ecco perché le mamme, a partire dal parto, ma già quando sono ancora nel grembo, non devono mai far mancare ai loro piccoli, <strong>sorrisi, coccole, affetto</strong>, carezze e tenerezza.</p>
<p>Queste<strong> manifestazioni d’amore</strong> educano il bambino a imparare a sua volta a dare affetto. Gli psicologi e gli psichiatri sostengono, infatti, che l’amore si impara solo ricevendolo. I più sensibili e ricettivi alle manifestazioni di affetto o alla loro carenza, sono proprio i bambini, piccoli esseri che sanno distinguere benissimo tra il vero e il falso affetto. Alcuni studi confermano anche che i bambini riescono a percepire, da una semplice stretta di mano, se l’adulto di cui si fidano li ama o li tratta con indifferenza. Tutte le <strong>emozioni espresse dalla madre,</strong> inoltre, vengono percepite per intero dai bambini piccoli. Il bebé, dunque, può sentire se la sua mamma è felice o depressa, appagata o insoddisfatta.</p>
<p><strong>Per un sano sviluppo interiore ed emotivo,</strong> il bambino dovrebbe dunque essere salvaguardato da tutte le emozioni negative, quali rabbia, tensione e ansia. Sappiamo come sia difficile riuscire ad evitare i sentimenti negativi, ma quando c’è di mezzo un bambino, bisogna fare uno sforzo di consapevolezza e volontà.<strong> I rischi delle carenze</strong> affettive nei bambini o della dimostrazione di sentimenti negativi quali <a href="http://www.bimbi.net/perche-un-bambino-si-picchia-da-solo-sulla-testa.html" title="Perché un bambino si picchia da solo sulla testa?" target="_blank">rabbia</a>, ansia e angoscia, possono causare nei piccoli <strong>disturbi psicologici anche gravi</strong>. Tra questi, anche ansia, angoscia notturna e incubi che non sono altro che la manifestazione più lampante dell’assorbimento delle emozioni negative dei genitori da parte della mente del bambino.</p>
<p>Crescendo, il bambino che ha vissuto delle carenze affettive sviluppa anche una <strong>tendenza all’isolamento e alla depressione,</strong> ma anche paure molto forti, come quella dell’abbandono. I segni delle carenze affettive vissute dai bambini possono proseguire anche nella vita adulta. I principali disagi emotivi accusati dagli adulti trascurati da piccoli sono <strong>l’eccessiva dipendenza dagli altri</strong>, la difficoltà a costruire e mantenere relazioni stabili, o disturbi psichici molto gravi come le dipendenze da alcool e droghe, gli sbalzi di umore e le psicosi maniaco depressive.</p>
<p>Tra le carenze di affetto rientrano anche gli atteggiamenti autoritari. Si è visto, infatti, che i figli di genitori autoritari, invadenti e totalizzanti, rischiano di diventare degli adulti insicuri e dipendenti dagli altri. Un <strong>corretto percorso</strong> nella relazione mamma e bambino si realizza dunque con un <strong>atteggiamento sereno ed empatico</strong>, coccolando il piccolo, accarezzandolo sulle guance anche quando si trova nella culla, dandogli regolamente il bacio della buona notte, sorridendogli e rassicurandolo da tutte le sue paure.</p>
<p>Anche quando i ritmi di vita sono frenetici per colpa del lavoro, il bambino va compensato da assenze e distrazioni, non con acquisti di giocattoli, che per lui assumono proprio il valore di una magra consolazione, ma con coccole e sorrisi. Lo stesso atteggiamento<strong> affettuoso</strong> deve essere mantenuto anche dai nonni o dalle figure adulte di riferimento a cui il bambino viene affidato. Ricordatevi, infatti, che la felicità del bambino inizia sempre dalla famiglia d’origine. Per le ansie e i dispiaceri, c’è sempre tempo, mentre per la costruire la felicità di una persona non basta certamente una vita. Impegnamoci dunque a <strong>rendere felici i nostri bambini</strong> affinché un giorno loro siano in grado di rendere felici anche gli altri.</p>
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		<title>Coppie in crisi dopo il primo figlio: cosa fare?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2014 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione neonato]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi dopo nascita primo figlio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La nascita di un bambino è sicuramente un evento importante all’interno della coppia e a volte anche sconvolgente. Cambiano i ruoli, il modo di relazionarsi con il partner e con il mondo esterno, ma soprattutto subentra una nuova responsabilità e anche piuttosto gravosa: quella di prendersi cura di un esserino totalmente dipendente dai genitori. Per i soggetti con un buon equilibrio psicofisico e una</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> nascita di un bambino</strong> è sicuramente un evento importante all’interno della coppia e a volte anche sconvolgente. Cambiano i ruoli, il modo di relazionarsi con il partner e con il mondo esterno, ma soprattutto subentra una nuova responsabilità e anche piuttosto gravosa: quella di prendersi cura di un esserino totalmente dipendente dai genitori.</p>
<p>Per i soggetti con un buon equilibrio psicofisico e una maturità affettiva già consolidata, la nascita del primo figlio rappresenta quasi sempre un evento gioioso e ricco di novità, certamente faticoso e stressante, ma non<strong> motivo di crisi</strong> e di allontanamento tra i due <strong>partner</strong>.</p>
<p>Cosa succede, invece, quando mamma e papà si perdono di vista o si allontanano perché troppo assorbiti dalle esigenze e dai vagiti del loro piccolo? La risposta è semplice: la coppia rischia di entrare in crisi. In realtà, e vogliamo che questo concetto sia ben chiaro, <strong>un figlio non è mai causa di crisi,</strong> conflitto o separazione tra i coniugi. Trasmettere al bambino questo messaggio significa condannarlo ad un percorso di crescita tormentato e pieno di sensi di colpa.</p>
<p>Se siete entrati in crisi dopo la nascita del vostro bambino è invece probabile che i <strong>motivi di conflitto</strong> fossero<strong> già presenti nella</strong> vostra <strong>coppia</strong> ancor prima del concepimento del bebé. Le coppie più vulnerabili alle cosiddette “crisi post-nascita” sono quelle che non hanno ancora raggiunto una piena maturità affettiva o quelle che sono troppo insicure e legate alla propria famiglia d’origine.</p>
<p>I motivi di crisi, dunque, già latenti all’interno della coppia, possono venire innescati e scatenati proprio dalla nascita. Senza figli, infatti, le coppie immature riescono a nascondere molto bene le loro insicurezze e difficoltà. La nascita del bambino, invece, ha il potere di rompere gli schemi infantili a cui la coppia immatura resta saldamente ancorata. Quali sono i <strong>segnali della crisi di coppia</strong> dopo la nascita del bambino? Sono pochi ma eclatanti: la mamma troppo attaccata al suo bimbo e troppo distratta nei confronti del marito. Nella coppia in crisi, in pratica, la donna tende a fare &#8220;coppia fissa&#8221; con il proprio bambino, escludendo il compagno dalla relazione.</p>
<p>Il <strong>senso di emarginazione </strong>percepito dall’uomo può indurlo a sviluppare una frustrazione che tende ad allontanarlo sia dalla moglie che dal proprio figlio. Quest’ultimo può addirittura essere percepito come un intruso dal proprio padre. Altro segnale di crisi post-nascita: la perdita della vita sessuale con il proprio compagno. Alcune donne, infatti, dopo il parto, si negano per mesi al loro partner. E’ inutile dire che l’assenza prolungata di rapporti sessuali nella coppia può innescare altre conseguenze disastrose, come il <strong>tradimento</strong>.</p>
<p>In alcuni casi, la moglie tradita chiede la<strong> separazione</strong> al marito ed ecco che la coppia si ritrova separata e divorziata pur avendo ancora un bambino piccolo da crescere. Questa eventualità, al giorno d’oggi, non è poi così rara. Prima che la crisi di coppia diventi irreparabile, si può e si deve comunque tentare il tutto e per tutto pur di salvare il matrimonio e la famiglia.</p>
<p>Intanto, le neo mamme devono imparare a<strong> delegare la gestione del bambino ai nonni</strong> o ad altre figure parentali di riferimento. In tal modo, possono recuperare le forze per dedicarsi maggiormente al proprio compagno. Quando possibile, i neo genitori possono anche programmare un week end da soli e senza il loro bambino, per recuperare un po’ di romanticismo e di sentimento.</p>
<p>Se il conflitto non si risolve, <strong>chiedete aiuto </strong>e rivolgetevi<strong> a persone in grado di saper ascoltare e consigliare.</strong> Molto utili in tal senso cono i centri di ascolto o i gruppi famiglia istituiti all’interno delle comunità parrocchiali. In caso di crisi di coppia persistente bisogna anche rivolgersi a uno specialista per ottenere una <a href="http://www.consulenzapsicologica.net" title="Consulenza psicologica coppie in crisi" target="_blank">consulenza psicologica mirata</a>.</p>
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		<title>Depressione nei bambini e negli adolescenti: cosa fare</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2014 08:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Studi recenti confermano che la depressione nei bambini e negli adolescenti oggi è più frequente che in passato. Più colpita la fascia di età tra i nove ed i quindici anni. Più rara, invece, la depressione nei bambini più piccoli. Purtroppo, a causa dei frenetici ritmi di vita e delle relazioni sempre più frettolose e prive di comunicazione tra genitori e figli, non è</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Studi recenti confermano che la<strong> depressione nei bambini e negli adolescenti</strong> oggi è più frequente che in passato. Più colpita la fascia di età tra i nove ed i quindici anni. Più rara, invece, la depressione nei bambini più piccoli. Purtroppo, a causa dei frenetici ritmi di vita e delle relazioni sempre più frettolose e prive di comunicazione tra genitori e figli, non è sempre facile cogliere i primi segnali di depressione nei ragazzi.</p>
<p>Eppure, alcuni <strong>segnali</strong> dovrebbero mettere subito in<strong> allarme</strong>. La depressione nei bambini comprende, infatti, i seguenti sintomi: svogliatezza, calo del rendimento scolastico, frequenti <strong>mal di testa, dolori allo stomaco</strong> o muscolari, tendenza all’isolamento, perdita di interesse nei confronti dei giochi o delle attività con gli amici, paura di morire, problematiche nelle relazioni sociali, rabbia e ostilità nei confronti degli altri, difficoltà ad accettare i rifiuti e gli insuccessi. Negli adolescenti, i suddetti sintomi possono essere associati anche all’abuso di alcol e droghe e a comportamenti spericolati.</p>
<p>In ogni caso, un<strong> bambino</strong> che appare sempre annoiato o <strong>irascibile, adirato, aggressivo</strong> e nervoso con i genitori o con altre persone, siano esse adulte o in età infantile, va attentamente seguito e monitorato. Come si può notare, i sintomi depressivi non si differenziano molto rispetto a quelli degli adulti. Possono però cambiare le cause della depressione stessa. Nei bambini e negli adolescenti la depressione può essere spesso innescata da <strong>abusi o violenze</strong> in famiglia o in altri ambienti, oppure da <strong>carenze affettive</strong> dovute alle prolungate assenze di entrambi i genitori per motivi di lavoro. Altre cause di depressione nei ragazzi possono essere legate all’abbandono o alla perdita di una persona a cui erano particolarmente legati.</p>
<p>Un ragazzo può anche deprimersi perché <strong>vittima</strong> di atti<strong> di bullismo</strong> da parte di amici e compagni oppure perché teme di deludere i genitori rivelando loro che ha preso brutti voti a scuola o che potrebbe essere persino bocciato. Negli adolescenti più sensibili, insuccessi come la bocciatura possono addirittura indurre al suicidio. L’idea di togliersi la vita ricorre spesso nelle persone e negli adolescenti depressi e può essere considerata uno dei sintomi peggiori della depressione stessa.<strong> Il depresso pensa al suicidio</strong> perché lo schema mentale alterato dalla malattia lo induce a pensare che la vita non meriti di essere vissuta. Se il pessimismo del soggetto, in questo caso il ragazzo, si cronicizza o persiste per un lungo periodo di tempo, il rischio di suicidio è molto elevato.</p>
<p>Quando un genitore sente che il proprio figlio è depresso o pronuncia frasi di tipo pessimistico, non deve incoraggiarlo a farsi forza e a usare la volontà per superare i problemi, ma deve <strong>fargli sentire affetto, solidarietà e comprensione</strong> e al tempo stesso attivarsi perché il ragazzo venga curato e seguito da specialisti esperti.</p>
<p>Nei bambini e negli adolescenti, la depressione viene principalmente curata con la <strong>psicoterapia cognitivo comportamentale</strong>, una tecnica che cerca di modificare gli schemi mentali errati che conducono alla depressione. Si è visto, infatti, che nella maggior parte dei casi, la malattia depressiva è innescata da schemi di comportamento sbagliati che inducono il soggetto a considerare se stesso, gli altri e il mondo, in maniera non realistica o, peggio, distorta.</p>
<p>La depressione può anche essere causata da disturbi organici, come malattie endocrine. In tal caso, sarà il medico a prescrivere tutte le analisi per confermare o escludere le eventuali cause organiche della depressione. Nei casi più gravi, o quando il ragazzo rifiuta la psicoterapia, si può ricorrere ai<strong> farmaci antidepressivi</strong>. Questi farmaci, a causa dei loro effetti collaterali, non vanno assunti con il fai da te o con l’autoprescrizione, ma solo dietro prescrizione medica.</p>
<p>I sintomi depressivi nei bambini, spesso curati <strong>solo con psicoterapia e senza farmaci</strong>, possono trarre giovamento anche da sedute di psicoterapia familiare. Se nell’età infantile un bimbo sviluppa depressione, è molto probabile che uno dei genitori o entrambi abbiano in precedenza avuto qualche problema depressivo. La <strong>psicoterapia familiare</strong> si rivela efficace anche per appianare quei conflitti o problemi tra coniugi che possono avere innescato la depressione nel bambino.</p>
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		<title>Capire i pianti del nostro bebé</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 08:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione neonato]]></category>
		<category><![CDATA[bebè che piange]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sono tante le mamme che sentono piangere ininterrottamente il loro bebé. Il pianto può protrarsi per ore, giorni e persino mesi senza che sia semplice capire perché il bambino strilli sia di giorno che di notte. Nei neonati, però, il pianto non è quasi mai un problema o un sintomo preoccupante, ma solo una semplice modalità di comunicazione con gli altri e il mondo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tante le mamme che sentono piangere ininterrottamente il loro bebé. Il pianto può protrarsi per ore, giorni e persino mesi senza che sia semplice capire perché il bambino strilli sia di giorno che di notte. Nei <strong>neonati</strong>, però, il <strong>pianto</strong> non è quasi mai un problema o un sintomo preoccupante, ma solo una semplice modalità di comunicazione con gli altri e il mondo esterno. Un bimbo molto piccolo, infatti, non ha dalla sua molti strumenti di comunicazione: non può parlare e quindi esprimere i propri bisogni e sentimenti. Il pianto, dunque, diventa l’unica<strong> forma di comunicazione</strong> con i genitori.</p>
<p>Prima di lasciarsi prendere dal panico, specie se si è genitori per la prima volta, bisogna imparare a capire i momenti della giornata in cui il bimbo inizia a piangere. Di solito, il pianto si verifica quando il piccolo ha <strong>fame o sonno</strong>, oppure quando avverte una colica oppure quando si annoia. La soluzione al pianto esiste sempre, anche quando sembra impossibile fermare quelle ininterrotte crisi di pianto notturno o diurno. Il pianto può essere certamente stressante per i genitori, ma per il bambino molto piccolo, lo ribadiamo, è l’unico modo per farsi sentire e per affermare i propri bisogni ed esigenze.</p>
<p>Calmare un bimbo quando ha fame è semplice: basta fornirgli la <strong>poppata nel giusto orario</strong> ed il gioco è fatto. Anche il pianto causato dal sonno può essere facilmente gestito. Basta prendere il bimbo in braccio e cantargli una <strong>ninna nanna</strong> per estinguere la crisi di pianto alle prime avvisaglie. Molti genitori si chiedono anche perché un bimbo pianga prima di addormentarsi. In realtà non è poi così strano che il piccolo strilli prima di andare a nanna. Anche il pianto che anticipa il sonno serve a comunicare qualcosa ai genitori: come, ad esempio, l’eccesso di rumori o una TV con volume troppo alto che impedisce al piccolo di addormentarsi.</p>
<p>Altro motivo che innesca i pianti del bebé:<strong> ambienti troppo caldi o freddi</strong> rispetto al giusto grado di temperatura. E’ risaputo che i bambini soffrono molto sia il caldo che il freddo, specie se non sono adeguatamente abbigliati. Negli ambienti troppo caldi e chiusi conviene tenere il piccolo con una semplice canotta, in modo da impedirne la sudorazione e favorirne il sonno. Quando la temperatura è troppo alta e non si vogliono accendere i climatizzatori per evitare malanni da raffreddamento, il bimbo può essere tenuto in culla solo con il pannolino.</p>
<p>Con queste strategie, il bambino dovrebbe piangere meno frequentemente. Un pianto difficile da placare è quello della noia. I piccoli amano infatti essere distratti con giochi e filastrocche. Se restano qualche ora nel box da soli, iniziano a strillare e a lacrimare. In questi casi, i bimbi si possono placare semplicemente<strong> prendendoli in braccio</strong> e cullandoli un po’. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, i pianti causati dalla noia riprendono appena il bebé viene rimesso in culla, nel passeggino o nel box.</p>
<p>Che fare in questo caso? Diciamo subito che per questo tipo di pianto non esistono molte soluzioni se non quella di cullare o prendere il bimbo in braccio praticamente per tutto il giorno. Altrimenti<strong> bisogna abituarsi</strong> agli strilli e aspettare che passino. Abituare il bebé a essere preso in braccio appena piange può essere però controproducente, perché, in questo modo, la presa in braccio diventa l’unica strategia per calmare i pianti.</p>
<p>In realtà, al posto della presa in braccio, che comunque non deve mai mancare perché nei primi mesi di vita il bimbo deve sentire il <strong>contatto con la propria mamma e il proprio papà</strong>, si possono usare giochi musicali o carillon da appendere nella culla e da azionare appena il piccolo comincia a piangere. I suoni e la musica hanno l’effetto di distrarre il bambino e di placare le crisi di pianto causate dalla noia.</p>
<p>Un pianto troppo intenso e straziante potrebbe essere invece sintomo di colica oppure dei primi dentini. In ogni caso, il pianto del bebé va sempre attenzionato e se non si placa con le prese in braccio o altre strategie, va immediatamente comunicato al pediatra, il quale, valutata la causa del pianto e l’eventuale disturbo alla base, prescriverà un’idonea terapia.</p>
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		<title>Mangiare pesce in gravidanza: si o no?</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 07:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Uno degli argomenti più controversi nell’alimentazione da seguire in gravidanza è se sia giusto o meno mangiare pesce. L’argomento non è di facile soluzione perché il pesce, specie quello pescato in mare, contiene ormai un’elevata quantità di metalli pesanti e di sostanze tossiche. L’accumulo di sostanze tossiche e di metalli pesanti può infatti causare danni cerebrali e fisici al bambino, ma anche gravi malattie</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli argomenti più controversi nell’alimentazione da seguire in <strong>gravidanza</strong> è se sia <strong>giusto o meno mangiare pesce</strong>. L’argomento non è di facile soluzione perché il pesce, specie quello pescato in mare, contiene ormai un’elevata quantità di metalli pesanti e di sostanze tossiche. L’accumulo di sostanze tossiche e di metalli pesanti può infatti causare danni cerebrali e fisici al bambino, ma anche gravi malattie alla madre.</p>
<p>Di contro, il pesce, con il suo alto contenuto di grassi omega 3, proteine nobili e sali minerali, contribuisce allo sviluppo fisico e neurologico del bambino. Ecco perché, in una dieta sana, il pesce andrebbe consumato sia in gravidanza che nella prima infanzia. Recenti studi confermano che la maggiore <strong>quantità di metalli pesanti</strong>, specie di mercurio, è contenuta nei pesci di grossa taglia, come, ad esempio, pesce spada, tonno, squalo e salmone. Eppure, quest’ultimo, il salmone, con il suo elevatissimo contenuto di omega 3, è utilissimo per lo sviluppo cerebrale e cardiaco del feto.</p>
<p><strong>Sconsigliato</strong>, invece, il consumo di<strong> salmone affumicato</strong>, che potrebbe contenere il batterio della listeriosi. Chi desidera consumare salmone affumicato deve prima cuocerlo per evitare di prendere anche la toxoplasmosi. Il salmone affumicato, inoltre, va consumato appena acquistato e non va conservato in frigo per più di due giorni. Questo pesce fa molto bene anche alle mamme in attesa perché rafforza gli arti rendendoli più resistenti agli aumenti di peso causati dalla gestazione.</p>
<p>In gravidanza si rivelano<strong> utili</strong>, oltre al salmone, anche tutti gli altri pesci che contengono grassi omega 3. Consigliate, dunque, tutte le specie ittiche classificate come “pesce azzurro”, quindi <strong>sardine o alici, sarde e sgombri.</strong> Il consumo di pesce in gravidanza non deve però eccedere le due o tre volte alla settimana. Altri pesci consigliati in gravidanza, quelli magri come la trota, l’orata, il nasello, il merluzzo e la sogliola. La trota, in particolare, oltre ad un elevato contenuto di omega 3, presenta anche una notevole quantità di vitamina D e B. Queste due sostanze equilibrano l’umore della mamma e combattono la stanchezza. I grassi della trota favoriscono inoltre lo sviluppo cerebrale del bambino.</p>
<p>Il <strong>pesce spada</strong>, invece, ricchissimo di proteine in grado di dare energia al pari della carne, è purtroppo entrato nella catena alimentare dei cibi inquinati e ricchi di metalli pesanti. <strong>Non</strong> è <strong>utile</strong> dunque consumarlo <strong>in gravidanza</strong>. Il pesce azzurro in assoluto più ricco di grassi omega 3 è la sardina. Consumarla in gravidanza riduce, nella madre, il rischio di sviluppare la depressione post-partum, e nel bambino, quello di sviluppare gravi patologie come scarsa attenzione, iperattività, schizofrenia, asma e basso quoziente intellettivo.</p>
<p>Oltre ai pesci di grossa taglia, in gravidanza sono <strong>da evitare anche i frutti di mare</strong>, ovvero cozze, vongole e altri molluschi, i quali possono contenere il batterio della salmonella e il virus dell’epatite A. Cuocerli dovrebbe ridurre il rischio di infezione, mentre mangiarli crudi e marinati al limone non uccide gli eventuali virus e batteri presenti in questi cibi. I molluschi contengono però più ferro della carne e sono utili per combattere l’anemia da carenza di questo minerale.</p>
<p>Come si può notare, il<strong> consumo di pesce in gravidanza</strong> è <strong>molto controverso</strong>, perché un determinato tipo di pesce può fare bene e male allo stesso tempo. Si consiglia dunque di consumare solo prodotti sicuri o suggeriti solamente dal proprio ginecologo.</p>
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