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	<title>Bimbi &#187; Salute e Alimentazione neonato</title>
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	<description>Informazioni, strumenti e consigli per mamma e papà</description>
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		<title>Antibiotici ai bambini: consigli</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2014 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I bambini, per via della loro tenera età, sono più vulnerabili ai malanni di stagione, ai raffreddori e al mal di gola. Alcuni bimbi, poi, soffrono di mal di gola e otiti ricorrenti. Che fare in questi casi? Meglio ricorrere agli antibiotici o aspettare che passi? Quando si parla di bambini, specie se il disturbo è ricorrente o piuttosto intenso o fastidioso, l’aspettare che</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini, per via della loro tenera età, sono più vulnerabili ai malanni di stagione, ai raffreddori e al mal di gola. Alcuni bimbi, poi, soffrono di <strong>mal di gola e otiti ricorrenti.</strong> Che fare in questi casi? Meglio ricorrere agli antibiotici o aspettare che passi?<br />
Quando si parla di bambini, specie se il disturbo è ricorrente o piuttosto intenso o fastidioso, l’aspettare che passi potrebbe avere conseguenze ancora più fastidiose.</p>
<p>Quando il bambino si ammala di tonsillite od otite, meglio ricorrere all’intervento del medico e all’ausilio delle sue prescrizioni. La terapia d’urto, in caso di mal di gola od otite, è spesso rappresentata dagli<strong> antibiotici.</strong> Su questo campo però si assiste a degli eccessi. Non solo per i bambini, ma anche per gli adulti, infatti, si tende ad assumere antibiotici ai primi cenni di mal di gola. In realtà, la questione degli antibiotici è molto più complessa perché questi farmaci servono solo a combattere le infezioni, ovvero quelle malattie causate da batteri.</p>
<p>I mal di gola e le otiti causate da virus, invece, non traggono alcun beneficio dall’assunzione degli antibiotici. Dunque perché i dottori li prescrivono? A volte si tratta di un modo sbrigativo per far guarire da un mal di gola inizialmente causato da virus e poi soggetto a una sovrainfezione batterica. Questo modo di agire, però, rischia di rendere inefficaci gli antibiotici nel momento in cui servono davvero, cioè nel momento in cui<strong> l’otite e il mal di gola </strong>sono davvero<strong> causati da batteri.</strong></p>
<p>Quando allora è bene dare gli antibiotici ai bimbi e quando no? Quando il mal di gola è ricorrente bisogna dare l’antibiotico quando vi è l’assoluta certezza che l’agente responsabile del disturbo sia un batterio. Questa certezza si ottiene solo effettuando il <strong>tampone faringeo</strong>, un esame che consiste nel prelevare dalla gola un campione di sostanza dalla faringe per esaminarlo in laboratorio e verificare che il disturbo sia effettivamente di origine batterica.</p>
<p>I risultati dell’esame sono contenuti nell’ “antibiogramma”, foglio di carta dove sono elencati tutti gli eventuali batteri responsabili del mal di gola. L’individuazione dell’agente patogeno consente di <strong>scegliere solo gli antibiotici realmente efficaci</strong> contro quello stesso batterio. Oggi, purtroppo, si tende ad assumere antibiotici ad ampio spettro, ovvero antibiotici che agiscono su diversi tipi di infezioni. Assumendo questi farmaci a casaccio per un periodo inferiore a quello indicato, si rischia magari di guarire dal mal di gola, ma di renderli inefficaci in caso di altre infezioni.</p>
<p>I bimbi soffrono anche di otite, cioè di <strong>mal d’orecchi</strong>. La malattia è spesso conseguenza diretta di un raffreddore, di un’influenza o del mal di gola. Anche l’otite, in molti casi, viene causata da virus. Esistono però diversi tipi di otite: quella media, ovvero quella che parte dall’interno della gola, è quasi sempre causata da virus, mentre quella esterna, ovvero l’infezione che si propaga dall’ingresso dell’orecchio fino a metà del timpano, è frequentemente causata da batteri. La diagnosi di otite batterica o virale viene facilmente effettuata dall’otorinolaringoiatra, che in base all’agente responsabile saprà prescrivere la <strong>terapia più adatta.</strong></p>
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		<title>Perché un bambino si picchia da solo sulla testa?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 07:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mancuso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Alimentazione bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E’ una delle domande più cercate del web, ma anche un evento che angoscia persino i genitori più attenti e affettuosi. Stiamo parlando un fenomeno per la verità molto frequente nei bambini, ovvero l’abitudine di picchiarsi da soli in testa. Quest’abitudine si manifesta nei bambini intorno al primo anno di vita e tende a scomparire con il tempo. Parecchi bambini, infatti, tendono a darsi</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ una delle domande più cercate del web, ma anche un evento che angoscia persino i genitori più attenti e affettuosi. Stiamo parlando un fenomeno per la verità molto frequente nei bambini, ovvero l’abitudine di <strong>picchiarsi da soli in testa</strong>. Quest’abitudine si manifesta nei bambini intorno al primo anno di vita e tende a scomparire con il tempo. Parecchi bambini, infatti, tendono a darsi delle botte sul capo, altri addirittura sbattono la testa contro le pareti rischiando di farsi male sul serio.</p>
<p>Cosa succede dunque quando un bimbo si comporta in questo modo e soprattutto quali sono le cause delle botte autoinflitte?<br />
In genere, l’abitudine del bambino a picchiarsi da solo in testa non è mai sintomo di un problema o, peggio, di un disturbo nervoso o psicologico che richiede la consulenza di un neuropsichiatra, quanto un modo del bambino per <strong>scaricare la propria aggressività</strong> e per reagire ai divieti dei genitori.</p>
<h3>Scopriamo perché un bambino si picchia da solo sulla testa</h3>
<p>Tutti i bambini, infatti, al pari degli adulti, hanno una carica di aggressività che va opportunamente gestita ed orientata verso qualcosa. Quando il bambino si picchia da solo sulla testa, realizzando di fatto un atteggiamento autolesionista, è perché non ha ancora imparato a gestire correttamente la propria aggressività. Quest’ultima, di solito, si manifesta in maniera preponderante in<strong> occasione dei “no”, delle imposizioni o dei divieti</strong>. Il fatto che il bambino reagisca ai divieti colpendosi in testa o, peggio, sbattendola contro qualcosa o qualcuno, non deve spingere i genitori a dire sempre “si”, ma soltanto a impegnarsi nel limitare le reazioni aggressive del bambino.</p>
<p>Per disabituare il piccolo ad autocolpirsi, si può provare ad <strong>abbracciarlo</strong> in tutti i momenti in cui scarica l&#8217;aggressività all&#8217;esterno, ad esempio quando lancia un giocattolo per terra. In questo modo si riesce a far capire al bambino qual è il giusto metodo per liberarsi della propria aggressività.</p>
<p>L’abitudine delle botte in testa può anche essere un modo in cui il bambino attira l’attenzione dei genitori o delle altre figure adulte di riferimento. A volte, colpire la propria testa con le manine ha a sua volta il significato di un “no”, di un diniego verso le direttive dei genitori. Si tratta insomma di un modo in cui il bimbo esprime il proprio<strong> desiderio di ribellarsi</strong> o di disobbedire a mamma e papà.</p>
<p>Durante il percorso di crescita, il<strong> fenomeno</strong> delle botte in testa <strong>tende a scomparire</strong>, ma nel frattempo, per non rischiare che il bambino si faccia male, è utile educarlo a una corretta <strong>gestione dell’aggressività</strong>. Quest’ultima non va eliminata, ma semplicemente controllata. I bambini, a causa della loro tenera età, non sono in grado di gestire correttamente sentimenti quali rabbia e frustrazione. Questi sentimenti, che si manifestano proprio in occasione dei “no” e dei divieti, generano quella carica di aggressività che induce i più piccoli a picchiarsi da soli.</p>
<p>Colpendosi in testa, i bimbi scaricano la frustrazione in maniera sbagliata, ovvero indirizzando l’aggressività verso se stessi. L’azione di picchiarsi da soli non indica quasi mai sensi di colpa, anche perché non percepibili dai bambini piccoli, può però indicare un disagio del bambino,  come<strong> la paura dell’abbandono</strong> o quella di sentirsi poco amato.</p>
<p>Spetta ai genitori, dunque, far percepire  al proprio bimbo che è amato, seguito, che non verrà mai abbadonato e che i “no” non sono mai segno di mancanza di amore. Papà e mamma, quindi, non hanno alcun motivo di lasciarsi spaventare o travolgere dalle reazioni del bambino,<strong> reazioni</strong> che, lo ribadiamo, sono del tutto normali e <strong>facilmente gestibili.</strong></p>
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